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Epigrafia, Diritto e Società
Epigrafia, Diritto e Società

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Edizioni New Press
Disponibile
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Scopo di questo studio è offrire un quadro sociale, economico e giuridico di realtà romane, urbane e non, tramite un metodo specifico per la valutazione quantitativa delle testimonianze epigrafiche; gli ambiti geografici e cronologici trascelti sono i seguenti: Comum ed Ager comensis, Ticinum e Laumellum, Laus Pompeia, Mediolanum ed Ager mediolanensis, Infra lacum Verbanum, dalla metà del I secolo a.C. all'inizio del IV d. C.

È quasi ozioso ricordare, oltre al presupposto di lavorare basandosi su documentazione insufficiente, la casualità legata alla conservazione fino ai nostri giorni delle lapidi o delle loro trascrizioni, come pure sottolineare che le epigrafi non sono una base affidabile per la ricos

Descrizione

Scopo di questo studio è offrire un quadro sociale, economico e giuridico di realtà romane, urbane e non, tramite un metodo specifico per la valutazione quantitativa delle testimonianze epigrafiche; gli ambiti geografici e cronologici trascelti sono i seguenti: Comum ed Ager comensis, Ticinum e Laumellum, Laus Pompeia, Mediolanum ed Ager mediolanensis, Infra lacum Verbanum, dalla metà del I secolo a.C. all'inizio del IV d. C.

È quasi ozioso ricordare, oltre al presupposto di lavorare basandosi su documentazione insufficiente, la casualità legata alla conservazione fino ai nostri giorni delle lapidi o delle loro trascrizioni, come pure sottolineare che le epigrafi non sono una base affidabile per la ricostruzione di una società nei suoi dati numerici reali («naturalmente» le donne sono meno ricordate degli uomini, gli schiavi meno dei liberi, i contadini meno dei cittadini e così via), legate come sono a fattori economici e sociali che sfuggono a precise quantificazioni (le tradizioni locali funerarie o di incisione, per esempio, la consistenza patrimoniale della committenza, la psicologia dei fruitori, la reperibilità della pietra). Non ultima tra detti fattori si colloca la volontà di perpetuare di sé un'immagine non rispondente pienamente al vero: «l'istinto di tener vivo il proprio nome dopo la morte del corpo sembra comune a tutta l'umanità. Da vivi si fanno quindi fare delle statue (quelli, naturalmente, che possono permetterselo) sotto cui pongono iscrizioni spesso non meno bugiarde dei nostri epitaffi».

Le difficoltà e i problemi sono dunque numerosi ed evidenti, senza bisogno di soffermarvisi ulteriormente. Ciò non deve impedire di affrontare la ricerca in questo ambito. Il territorio che costituì l'impero romano, ed in particolare l'Italia, è ricco di epigrafi che sono testimonianza unica della società romana, grazia alla loro natura individuale ed alla relativa accessibilità da parte di quell'ampia fascia sociale inferiore, genericamente definibile degli humiliores, a questa forma di ricordo di sé. Degli umili si è sempre potuto dire "Chi sa che ci siano? Son come gente perduta sulla terra", e duemila anni di distanza non giovano certo ad individuarne la presenza, negletta dai loro contemporanei.

Dettagli del prodotto

Editore
Edizioni New Press
Autore
Agnati Ulrico
Disponibilità
1 Libro
ISBN
3103

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