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Il Sogno di Gesù


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introduzione e traduzione di Tomaso Cavallo, premessa dell'autore.
pp. 160, Torino
data stampa: 2013
codice isbn: 978887885169

Nella tesi che, fin dal costituirsi delle prime comunità cristiane, interpreta la spietata esecuzione di Gesù come «morte per i nostri peccati» risiede secondo Turcke il «peccato originale» della teologia cristiana: la mistificazione di un evento storico che non poteva non aver sconvolto i suoi seguaci e venne rielaborato inserendolo in continuità con quella logica dello scambio sacrificale che tutta la predicazione e l’attività taumaturgica di Gesù aveva cercato invece di scardinare.
Sino a che l’umanità non si decida a guardare negli occhi il carattere diabolico della dinamica che struttura le nostre stesse società democratiche, sino a che non si renda conto di ciò che tuttavia è palese – ovvero che la disoccupazione non è che l’altra faccia della medaglia del lavoro salariato capitalistico, e che o scompaiono entrambi o nessuno dei due –, sino ad allora continuerà a non esserci l’unico vero esorcismo che si tratterebbe di praticare e che incarnerebbe certo quella rivoluzione che per Turcke non può darsi senza un nucleo teologico.
La rivoluzione si rovescia in barbarie ovunque ad alimentarla siano odio e vendetta, anziché la volontà della conciliazione.
Sembra impossibile poter dire qualcosa di nuovo e di ragionevole sulla vita di Gesù, ma è quanto tenta di compiere Christoph Türcke. Il libro ci presenta infatti un «Gesù storico» sicuramente lontano da quello familiare all’iconografia e alla predicazione cristiana. Türcke legge piuttosto ciò che del Nazareno lasciano filtrare i testi neotestamentari mediante i criteri esegetici di Ernst Käsemann, radicalizzati e arricchiti dall’apporto del filtro teorico con cui Freud ha insegnato a interpretare i sogni e la loro stratificata elaborazione delle sofferenze subite. Decifrando con pazienza ogni indizio che nei vangeli canonici possa ricondurre in presenza del Gesù terreno, Türcke individua nel contrasto con Giovanni il Battista il trauma lacerante in grado di illuminare la scandalosa condotta pubblica del commensale di pubblicani e peccatori. A sua volta, nella rielaborazione del trauma patito dai suoi discepoli per via della crocifissione del maestro è identificata l’origine della fede nella sua risurrezione e dell’interpretazione della sua fine atroce come «morte per i nostri peccati». Anche l’immagine di Paolo che Türcke ci offre è inedita: a motivare il suo instancabile apostolato è una segreta lacerazione interiore – l’incomponibile doppia fedeltà al giudaismo e alla cittadinanza romana –, che trova la sua pacificazione solo nell’audacia del sogno a occhi aperti di offrire alla signoria di Cristo tutto l’Impero da Oriente a Occidente.
Un libro che può aiutare a pensare non cristiani e cristiani.

Indice:

Premessa
Capitolo I. L’inconcepibile svolta: il cristianesimo originario
Vaticinium ex eventu
Sacralizzazione dello spavento
Seguaci infedeli – testimoni disposti anche al martirio
Da spettro a risorto
Produzione graduale dei pensieri
«Per i nostri peccati»
Paolo
Da Damasco all’imperatore
Circoncisione
La Cena
Paolo e Pietro
Capitolo II. Mosaico di fattori di imbarazzo: il Gesù storico
La ricerca storico-critica
Nazareth, 93. Giovanni il Battista
Attrazione e repulsione
Banchetti
Guarigioni
Tipo
Parabole
Il Discorso della montagna
Immoralismo
La fine
Epilogo
Indice dei nomi

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