Archibald Robertson è uno fra i maggiori esponenti di quella scuola di studiosi angloamericani di storia delle religioni, di etnografia e di sociologia, alla quale appartengono scienziati di eccezionale valore come il Thomson, il Frazer, il Gordon Child; con queste Origini del cristianesimo, mirabili sia per l'acume interpretativo sia per l'equilibrio dei giudizi sia per l'eccezionale ampiezza della aggiornatissima documentazione, egli ci offre un'opera quale raramente si incontra nella pur vasta produzione saggistica sull'argomento: un'opera cioè culturalmente qualificatissima ma non erudita, suscettibile perciò di esser letta e apprezzata da una vasta cerchia di lettori anche non "specialisti". L'autore parte dall'esigenza di superare, in nome di uno storicismo più rigoroso e obiettivo, la netta antitesi esistente fra coloro i quali ritengono che un predicatore a nome Gesù visse e mori nel periodo tradizionalmente stabilito e che la sua opera fu tale da dargli diritto ad esser considerato il fondatore del cristianesimo, e coloro i quali negano l'esistenza di questo fondatore, considerando Gesù puramente e semplicemente un Dio misteriosofico. In realtà, secondo il Robertson ambedue queste tesi sono parimenti vere, in quanto entrambe si fondano su due tendenze opposte ma coesistenti nell'ambito del cristianesimo primitivo. Alcuni testi, specie dei Vangeli sinottici, sono da porre in relazione con un movimento rivoluzionario delle classi più povere, sviluppatosi nella Palestina del primo secolo; la storia originaria del Vangelo fu scritta intorno alla figura di un capo di questo movimento morto sulla croce, o, più probabilmente, intorno alla tradizione confusa di più d'un capo. Altri testi, particolarmente le Epistole di Paolo, sono invece da porre in relazione con un culto misteriosofico diffuso in lingua greca fra gli ebrei della diaspora, il cui Cristo non era un capo in carne e ossa, ma un Dio ad opera del quale gli iniziati sarebbero stati re' denti da questo mondo malvagio, e che attraeva convertiti ricchi e poveri. La lunga fotta fra queste due tendenze si concluse con la vittoria dei dirigenti paolini, i quali riscrissero la storia del Vangelo, neutralizzandone il contenuto rivoluzionario e riplasmandone il protagonista ad immagine del proprio Dio: da ciò derivano le insuperabili contraddizioni del Nuovo Testamento, le quali pongono dunque in luce, per chi le sappia rettamente interpretare, i diversi punti di vista radicati nelle diverse classi sociali attratte dal Cristianesimo, riflettendo sia i sogni dei poveri e dei diseredati sull'avvento del regno di Dio in terra, sia l'evasione mistica dei piu agiati, per i quali il regno di Dio non è di questo mondo.
Archibald Robertson è uno fra i maggiori esponenti di quella scuola di studiosi angloamericani di storia delle religioni, di etnografia e di sociologia, alla quale appartengono scienziati di eccezionale valore come il Thomson, il Frazer, il Gordon Child; con queste Origini del cristianesimo, mirabili sia per l'acume interpretativo sia per l'equilibrio dei giudizi sia per l'eccezionale ampiezza della aggiornatissima documentazione, egli ci offre un'opera quale raramente si incontra nella pur vasta produzione saggistica sull'argomento: un'opera cioè culturalmente qualificatissima ma non erudita, suscettibile perciò di esser letta e apprezzata da una vasta cerchia di lettori anche non "specialisti". L'autore parte dall'esigenza di superare, in nome di uno sto
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Parenti
- Autore
- Robertson Archibald
- Disponibilità
- 1 Libro
- ISBN
- 900000003455