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Nuove Ipotesi sui Templari in Sardegna


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premessa dell'autore
pp. 114, ill. b/n, Dolianova (CA)
data stampa: 2006
codice isbn: 978888824695

Dieci anni. Sono passate una decina di primavere dalla prima edizione di "Ipotesi sui Templari in Sardegna". Con quella pubblicazione germogliava anche nell'Isola l'interesse pei Cavalieri rossocrociati. Durava qualche anno. Poi nuovamente l'oblio. È mesto il bilancio di questi due lustri. Il dibattito, sempre sotto tono, si è sviluppato tra due fronti opposti. Vi è nell'Isola una frangia di studiosi che tende ad attribuire ai Templari ogni sorta di esoterismo, dai più strambi ai più volgari, cercando al contempo di inserirli in ogni "mistero" che accompagna la storia medievale della Sardegna. Si possono ricordare tutte le fantasie che sono state raccontate su varie chiese, descritte quasi fossero luoghi per riti satanici o per sabba. C'è anche chi ha voluto "prendere due piccioni con una fava", accostando ai Cavalieri Rossocrociati i vari enigmi essenzialmente storiografici, compresi oscuri personaggi vissuti prima delle Crociate; così, senza andare troppo per il sottile.

I Templari costituiscono il coperchio buono per tutte le pentole. E purtroppo, occorre dirlo, certe teorie strampalate sono state sbandierate anche da chi, di cultura e ambiente accademico, ci si sarebbe aspettato maggiore rigore scientifico e morale. Perciò, ha prevalso il partito opposto, di coloro che preferiscono sconfessare l'innegabile presenza dei Cavalieri del Tempio in Sardegna nel Medioevo. Nondimeno, a parte qualche breve riferimento, l'argomento continua ad essere evitato dagli studiosi del settore. Qualche articolo, qualche rapida allusione in studi che sfiorano il tema, ma non l'affrontano nella sua interezza. Eppure, almeno dagli anni '80 una commissione di studio starebbe analizzando (il condizionale è d'obbligo) i documenti dell'Archivio Segreto Vaticano riguardanti la Sardegna. Quel poco che venne presentato faceva ben sperare su possibili nuove entusiasmanti scoperte inerenti i Templari. In realtà, non sono stati editi neppure gli originali dei documenti già raccolti nei due Codici Diplomatici, quello di Pasquale Tola del 1868, e quello di Dionigi Scano nel 1940. Così pure poco si sa dei documenti dell'Archivio di Stato di Pisa relativi alla Sardegna, oltre quelli già editi. "È stato già tutto pubblicato" ho sentito ripetere più volte; cosicché è passata sotto silenzio nel 2005 la scoperta nel fondo "Diplomatico Rondoni" della conferma che quel tale "frate Bono de Coicio preceptore Septem Fontium" era realmente un priore gerosolimitano. In compenso i Templari sono stati inseriti a pieno titolo nella storia della Chiesa nell'Isola, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto religioso, su esempio di vari autori di provenienza ecclesiastica. Per non parlare poi, dell'interessante mostra presentata a Santa Teresa di Gallura nel 2005 per conto della Diocesi di Tempio. La presa di posizione aperta di questi religiosi nonché uomini di cultura fa ben sperare su una svolta.

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