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Canti Sciamanici Coreani


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Disponibile in copia unica
€ 65,00
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a cura di Antonietta L. Bruno e Boudewijn C. A. Walraven
pp. 508, tavv. b/n, Torino
data stampa: 2006
codice isbn: 978880207209

È possibile affermare che la Corea è un Paese dove, all'inizio del XXI secolo, lo sciamanesimo è più vitale che in qualsiasi altra regione del mondo. Il numero dei suoi officianti, in gran parte donne, si aggira sulle centinaia di migliaia, a testimonianza di come non si tratti certo di una reliquia di un attardato passato rurale destinata a scomparire in fretta. L'animata metropoli di Seoul è circondata da luoghi destinati alla celebrazione dei suoi rituali: lo sciamanesimo coreano è vivo e vegeto all'interno di una società fortemente industrializzata e urbanizzata.

Ugualmente, è necessario riflettere sul significato del termine quando lo si applica alla realtà della Corea. Se si accetta la definizione di Mircea Eliade, popolare ma empiricamente mal fondata, secondo cui lo sciamanesimo è una tecnica dell'estasi, laddove l'estasi implica che lo spirito dello sciamano lasci il suo corpo per viaggiare verso regioni celesti, ben poche tracce se ne possono trovare in Corea. Poiché qui, generalmente, gli sciamani non stabiliscono un contatto con il regno degli spiriti e delle divinità facendo viaggiare il loro spirito per incontrarli, ma piuttosto li fanno «discendere» nei loro stessi corpi e prestano la loro voce agli esseri soprannaturali da cui sono posseduti. Qualcuno potrebbe definirli medium, ma il termine suggerirebbe un'attitudine passiva, mentre in realtà gli specialisti religiosi che i coreani solitamente chiamano mudang mantengono decisamente il controllo dei procedimenti e, una volta completato il percorso iniziatico, sono in grado di mettersi in contatto con l'altro mondo quando e dove vogliono. La caratteristica li farebbe rientrare nel novero degli sciamani anche applicando il criterio formulato da Gilbert Rouget, il musicologo che adattò le idee di Eliade allo studio del ruolo della musica nei rituali di possessione, indicando nella possessione volontaria un tratto distintivo della categoria. Ulteriori motivi per ascrivere i mudang al novero degli sciamani si possono rinvenire nel processo con cui i cosiddetti mudang posseduti accettano la loro vocazione, rivelando sorprendenti somiglianze con il cammino per cui lo sciamano siberiano prototipo viene condotto alla sua carriera...

Indice:

Introduzione


Tipologia generale


Tipologia regionale 

Nota bibliografica 

PARTE PRIMA. PERIODO COLONIALE 

Ch'angsega


Ch'onjiwang ponp'uri


Irwol nori p'unyom


Sogwi ponhyangdang ponp'uri

Shinjungto ponp'uri 

T'osandang ponp'uri

Igong ponp'uri

Samgong ponp'uri  

Segyong ponp'uri

Ch'esa ponp'uri


Songjo ponp'uri


Songju ponp'uri


Sugyong-sonbe Aengyon-kakssi


Hwangch'on Honsi

PARTE SECONDA. PERIODO POSTCOLONIALE


Pari Kongju, la principessa abbandonata

Il rito di iniziazione del signor Sin


Chesok kut, rituale della divinità Chesok


Sonnim kut, rituale per le divinità Sonnim

Sonnim kut

Ssikkim kut, rituale di purificazione

Anttang

Ch'ogamangsok


Sonnim, le divinità del vaiolo


Congedare i Sonnim

Kop'uri, «sciogliere i nodi»


Ssikkim, «il lavacro»


Nok olligi, innalzamento dell'anima


Kilttakkum, spianare la strada


Congedare il defunto


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