Lo sciamano è una figura tanto arcaica quanto contemporanea, specie nelle pratiche delle nuove spiritualità: nei centri di ayahuasca, nelle app di meditazione e nei workshop di wellness. Dove finisce il rito autentico e dove inizia la performance? Dove si situa il confine tra patologia e maschera terapeutica? In questo saggio, Remo Guidieri – tra i più importanti antropologi italiani – è tornato alle radici uro-altaiche dello sciamanesimo classico, e mostra come tale figura concentri su di sé una contraddizione fondamentale della condizione umana. Lo sciamano, infatti, è al contempo vittima e attore, malato e guaritore, folle e sapiente: mette in scena la crisi per attraversarla e, così facendo, cura sé stesso e la comunità. La sua efficacia risiede proprio nella rappresentazione del conflitto, non nella sua rimozione. Il volume esplora la tensione tra marginalità e devianza, ma anche il tipo di conoscenza che si può raggiungere superando i limiti della ragionevolezza dei benpensanti. Emergono così profonde connessioni con il dionisismo: quella dimensione orgiastica e liminale che resta la faccia oscura, soppressa – o semplicemente rimossa – della tradizione occidentale, ma che lo sciamano continua a rendere visibile.
Remo Guidieri (1939-2022), torinese di nascita ma parigino di adozione, ha insegnato Antropologia all’Université Paris Nanterre ed Estetica alla Cooper Union School of Architecture di New York. È stato allievo di Claude Lévi-Strauss, dal cui magistero si è successivamente distaccato con la sua prima ricerca etnografica nel Pacifico, pubblicata nel volume Il cammino dei morti (1988).