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La Frontiera

Popoli e imperialismi alla frontiera tra Cina e Russia

Einaudi
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premessa di Etienne Balazs, prefazione dell'autore, traduzione di Andrea Ginzburg e Aldo Serafini.
pp. XLII-512, ill. b/n, Torino
data stampa: 1970
codice isbn: 7716

Raramente la biografia di uno studioso si fonde con la sua attività scientifica, almeno nella misura in cui questo avviene per Owen Lattimore: «Né la prima, né la seconda volta che andai in Cina la decisione fu presa autonomamente o con qualche scopo accademico prefisso» - scrive nella sua appassionante prefazione. La prima volta, nel 1901, Lattimore non aveva ancora un anno d'età, la seconda volta tornò in Cina per necessità familiari e vi rimase a lungo come impiegato di una grande ditta inglese di importazione ed esportazione. «Erano i turbolenti anni in cui imperversavano le lotte dei Signori della guerra, gli anni 1925-27. In realtà, la dominazione occidentale internazionale sulla Cina stava crollando, ma l'uomo d'affari straniero continuava a vivere e a pensare come un sahib. Quando doveva viaggiare" nell'interno" per trattare con le ditte cinesi si faceva normalmente accompagnare da un interprete e da almeno un servo. Portava con sé il proprio cibo e le bevande, e anche un letto da campo. Si realizzava così l'impossibile: lo straniero effettuava il suo piccolo viaggio d'affari fra i cinesi come se non fosse stato in Cina, ma in una specie di vuoto pneumatico privato». Lattimore, reagendo a questo costume, volle viaggiare nell'interno imparando il cinese e i vari dialetti di cui aveva bisogno. In pochi anni conobbe a fondo, come di rado accade a uno straniero, il paese in cui viveva e, sempre più interessato ai suoi problemi, trovò modo di studiarli attraverso viaggi avventurosi, compiuti soprattutto sui confini mongoli. Intorno al 1926, con il suo primo viaggio nel Sinkiang, si può dire che cominci un'attività scientifica poi proseguita a Harvard con l'incarico di alcune istituzioni e nuovamente in Cina, fino a quando - dopo altri vari viaggi - fu designato nel 1941 da Roosevelt consigliere politico di Chiang Kai-shek. Non è il caso, qui, di raccontare il seguito della sua vita, e in particolare la dura esperienza del maccarthismo, per cui fu costretto a lasciare l'università in cui insegnava e gli stessi Stati Uniti, per riparare in Inghilterra, dove attualmente insegna (a Leeds). Va invece sottolineato come da questa personale esperienza siano derivati i suoi studi sui popoli di frontiera fra la Cina e la Russia e come i suoi scritti rivelino - come sottolinea Balasz - un'«unità organica» e una straordinaria attualità. Padrone dell'argomento, Lattimore riesce a scorgere, sotto i flussi e i riflussi di dominazioni che la Cina ha imposto o subito, le ragioni profonde connesse con strutture politiche e sociali precise: «le frontiere hanno un'origine sociale e non geografica - rileva - siano esse frontiere politiche, caratterizzate dal particolare meccanismo instaurato da uno stato di alta civiltà al margine del quale si accalcano popolazioni barbariche, siano esse frontiere di carattere naturale, intorno alle quali vive la "società delle steppe" ». Il campo di osservazione del Lattimore è praticamente tutta l'Asia continentale dalla costa cinese alla Mongolia, dalla Manciuria, al Sinkiang e al Turkestan. Il lettore segue lo studioso nel suo avvincente peregrinare fra mille popoli e mille paesi diversi, come in un grande libro di viaggi: ma la ricerca del Lattimore va ben al di là della riflessione occasionale, dell'intelligente impressione, dell'annotazione pregnante. A poco a poco tutto questo mondo assume una dimensione e una profondità generalmente ignorate: il fitto intreccio di secoli e di popoli che sono alla base di questi studi dànno alla Frontiera del Lattimore il respiro di un'opera certamente destinata a restare un «classico» della storiografia moderna.

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