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La fisionomia di una lingua può dare ragguagli sulla fisiologia (e sulla fisio gnomica) di un popolo dimenticato dalla storia, restituirne i segni dell’indole, il temperamento ideale, le necessità ideologiche, i valori e i casi vitali? Lo studio dei semi di un idioma può richia mare l’aroma dell’humus umano in cui affondavano? E ancora: una omogeneità linguistica può far presupporre l’omogeneità etnica tra i parlanti? Tanti miraggi e presagi ci dischiudono queste Origini indeuropee di Giacomo Devoto, ricerca sostenuta dal più severo e limpido rigore scientifico, inaudito patrimonio di notizie geografiche, antropologiche, etnologiche, caposaldo delle tesi di in-deuropeistica, necessario rimando per chi voglia rendersi consapevole delle ascendenze della propria lingua (e quindi della propria forma mentis, ovvero della propria forma animi) e perfezionarne, radicalizzandolo, l’impiego. Oltre il limes specialistico, oltre il positivismo della parola - la Urlandschaft, l’arcaico universo (senza parole), degli Iperborei?