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L'Assassino e il Profeta

Il secondo romanzo dell'autore de I sette delitti di Roma. Primi anni d.C.: un giovane Filone d'Alessandria, futuro teologo, nel mezzo di una catena d'assassinii che coinvolge Farisei, Sadducei e Esseni, la strana setta del deserto, di cui alcuni ritengono fosse seguace Gesù

Sellerio
€ 11,00
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traduzione di Sabrina Leo e Elisa Musso.
pp. 364, Palermo
data stampa: 2004
codice isbn: 978883891970

«Dieci misure di bellezza scesero sulla terra. Gerusalemme ne prese nove e il resto del mondo una sola». A Gerusalemme, nei primi anni dopo Cristo, poco prima dell'inizio evangelico della predicazione di Gesù, un giovane venuto da Alessandria, ospite di un aristocratico amico di famiglia, è coinvolto in un delitto. Il capo dei Farisei, potente partito ebraico, è ucciso in un modo apparentemente insensato: in bocca l'assassino gli ha lasciato, come in un rituale, un piccolo rotolo di pergamena che contiene il frammento di una profezia apocalittica. Col tempo, fatalmente, la profezia sarà completata con altri rotoli, e il giovane, per intuizione e per coinvolgimento, si troverà preso nell'inchiesta. Un'inchiesta che lo mette in contatto col mondo in fermento di attese messianiche dei primi anni del primo millennio, dentro le dispute tra Farisei, Sadducei e quella strana setta del deserto, fortemente antipagana, fortemente messianica, fortemente dualista, di cui, secondo alcuni, lo stesso Gesù fu seguace almeno in parte: gli Esseni. Il giovane è Filone di Alessandria, il grande filosofo ebreo, la cui filosofia di sintesi tra le dottrina di Platone e la fede biblica, sarà una delle basi della futura evoluzione teologica verso il cristianesimo. E quell'incontro misto col delitto e col messianismo mistico, sarà decisivo per il suo futuro di filosofo. Come nel primo, eccentrico poliziesco, Prévost mescola in esatte calibrate dosi il macabro, il mistero, l'intrigo, con l'intensità di senso storico di un momento spirituale e politico in cui la storia fa svolta epocale. Ne I sette delitti di Roma, fu il rinascimento e il papato; in questo secondo L'assassino e il profeta, è il miscuglio di attesa escatologica, inquiete profezie, complotti settari, che caratterizzano la Gerusalemme, in attesa della predicazione di Gesù. In quel mondo inquieto Roma ha da poco imposto la sua pax, di cui secondo l'imperatore le tribù degli ebrei non sarebbero capaci, perché dilaniate dalle divisioni. E in questa intrusione nel destino autonomo di una terra, l'autore non nasconde di vedere una metafora applicabile ai nostri tempi.

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