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Religiosità Indoeuropea

Humanitas

Ar
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a cura del gruppo di Ar, prefazioni dell'autore.
pp. 102, Padova
data stampa: 2011
codice isbn: 978888951579

Da Reykjavik a Benares: questa l'estensione dello spazio geografico degli Indoeuropei. E l'intenzione del loro universo interiore, la destinazione del firmamento speculativo degli Ariani? La espone, nella sua sintesi denominata Religiosità Indoeuropea, Hans F.K. Günther. Se provassimo a definirla in termini brevissimi, diremmo che, presso gli Indoeuropei, la religiosità intesa come intuizione del divino coincide con la loro complessiva aspirazione alla forma-formante - der Wille zur Gestaltung -, in cui si intersecano l'inclinazione dell'indole ariana alla introspezione - Innenschau - e la sua vocazione alla contemplazione del lontano - Weitenschau. Se intendessimo invece tracciarla in termini brevi, perché questo preambolo editoriale descriva una traccia di lettura di Religiosità Indoeuropea, lasceremmo alle parole stesse dell'Autore il compito di segnarla. "La religiosità indoeuropea - scrive il Günther - non nasce da una qualche forma di timore, timore di un Dio o timore della morte. Un timore del Signore non sarebbe potuto nascere perché l'Indoeuropeo non si sentì mai cosa creata, 'creaturà di una qualche divinità né concepì il mondo come creazione. [ ... ] Il rapporto di sudditanza e sottomissione tra l'uomo e il Dio è caratteristico dei popoli di lingua semitica. [ ... ] Quando si svalùta 'questo' mondo e si esalta l''altro' mondo ad eterno bene, si esce dai confini della religiosità indoeuropea. La religiosità indoeuropea è religiosità di questo mondo. [ ... ] Siamo abituati a considerare vera religiosità solo quella ultramondana e a vedere in una diversa attitudine religiosa alcunché d'inferiore, d'immaturo, o appena il grado iniziale di una più perfetta religiosità. E così che i concetti giudaico-cristiani ci impediscono di riconoscere la grandezza della religiosità indoeuropea. [ ... ] Gli Indoeuropei sono 'figli del mondo' [Weltkinder] nel senso che 'questo' mondo, nella sua ricchezza, offre loro sufficienti possibilità di venerare il divino."

L'Ariano è l'uomo dall'alto sentire, che interroga con attenzione il Destino, 'provocandolo' con fermezza e tenacia e dimostrando di essere, lui superbo, all'altezza di esso e a esso conforme. Davanti al Destino, "essere pronti è tutto", insegnava Shakespeare e confermava Spengler: The readiness is all; in Bereitschaft sein ist alles. Non Provvidenza, quindi, ma Destino, non redenzione dal peccato, ma fedeltà al Destino, giacché "la religiosità indoeuropea non è la religione della paura, della umiliazione, della mortificazione di sé, ma la religiosità di chi vuole onorare la divinità stando eretto in mezzo alla fatalità della vita umana per l'onore della divinità che è in lui. È proprio dai migliori che gli Dei esigono che diano buona prova di sé innanzi al Destino."

La III edizione italiana di Religiosità Indoeuropea appare in tempi in cui dilagano morbosamente per le terre indoeuropee brutali eruzioni suscitate nei fedeli da credi rivelati, da empi zeli religiosi e da 'santi' conati di conversione. "Alla rivelazione corrisponde la fondazione d'una religione ad opera di un profeta e il fanatismo organizzato dei fedeli per il credo rivelato. L'esaltazione della fede in sé, di una volontà di credere fine a sé stessa, la concezione della fede quasi come di una forza magica 'giustificante' innanzi a Dio appare all'anima indoeuropea una deformazione dello spirito umano. La 'fede' in sé non può essere una idea ariana, ma è un valore per l'uomo di razza desertica: l''uomo della rivelazione'. Lo zelo fanatico per una fede, il fanatismo come volontà di convertire gli 'infedeli', la convinzione che solo la propria fede procuri la 'beatitudine', il fanatismo infine come odio degli 'altri Dei' che spinge alla persecuzione dei seguaci di altre fedi: tutto questo è estraneo alla sensibilità indoeuropea, esattamente come la tendenza a ingerirsi nell'interiorità religiosa di altre genti. L'Ariano, quanto più viveva sicuro della sua fede, tanto più sentiva estranea alla propria indole l'idea di imporre la fede sua a uno straniero, quasi fosse l'unica valida innanzi a Dio."

Le parole del Günther potranno sollevare i nostri animi e sollecitarli a rispondenza, se, raccolti nel loro ascolto, i nostri pensieri ne percepiranno non la persuasività ma la inflessibilità, non la risonanza ma la consonanza; se, per noi, la conformazione delle sue parole potrà rivelarsi conformità a ciò che noi siamo. 0, piuttosto, concordanza con quello che, nonostante l'insolenza dei tempi, dovremmo essere - e, con varie gradazioni di corruzione, significare -: infedeli, gentili, Ariani: sine contritione pagano rum ultimi. E se una epigrafe ci fosse consentito apporre sulla edizione italiana di questo libro, per omaggio all'Autore tedesco, vi incideremmo, quale vincolo feudale tra questi e il Lettore italiano di Ar, le parole nietzscheane di Zarathustra:

Vi scongiuro, fratelli: rimanete fedeli alla terra e non credete a quanti discorrono di speranze ultraterrene!
Sono dei venèfici, ne siano coscienti o meno.

Indice:

Prefazione alla sesta edizione tedesca
Prefazione alla prima edizione tedesca

RELIGIOSITÀ INDOEUROPEA

Notizia biobibliografica

HUMANITAS

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