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Lo Zen e l'Arte di Invecchiare Bene

Ovvero: suggerimenti per mantenersi diversamente giovani con ironia e dignità

Aam Terra Nuova
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introduzione dell'autrice, traduzione di Anna Bissanti.
pp. 256, Firenze
data stampa: 2011
codice isbn: 978888881995

Prendendo spunto dalla pratica buddista e da altre forme di spiritualità, è un ottimo strumento per imparare a vivere pienamente il presente e per non scappare di fronte alle angosce e timori che spesso appesantiscono l'avvicinarsi alla terza età.
Parlando in prima persona, della sua vita e della sua esperienza di donna sessantacinquenne, l'autrice affronta, con ironia e dignità, le molte tematiche legate alla vecchiaia, ai luoghi comuni, alle paure e alle possibilità offerte da questa nuova "pelle" che col passare del tempo, tutti dobbiamo indossare.

Scrive l'autrice "A mano a mano che invecchio mi trasformo in me stessa. Niente più lavoro, figli adulti che vivono lontani, genitori morti. Non posso caricarmi uno zaino in spalla, non posso ballare l’hip-hop. Chi sono io davvero? Adesso lo scoprirò".

Riportiamo di seguito in parte il testo dell'introduzione del libro Lo zen e l'arte di invecchaire bene:

Ho sessantacinque anni circa e godo di buona salute. Tutto sommato sono ancora una giovincella in fatto di vecchiaia e di conseguenza questo mi pare un periodo ideale per far chiarezza sull’argomento e per farmi coraggio. Perché invecchiare è difficile. Invecchiare incute paura. Non avevo mai preso in considerazione di invecchiare. Certo, mi auguravo di vivere tanti anni, ma non avevo immaginato che nel frattempo sarei sfiorita. Varcata da qualche anno la soglia dei sessanta – quando le articolazioni hanno iniziato a irrigidirsi, i nomi delle persone a uscirmi di mente, i peli a sparire da alcune zone del corpo per far capolino in altre – ho dovuto ammetterlo: stavo invecchiando anche io.
 
A mano a mano che gli anni avanzavano, sono accadute altre cose, sia splendide sia tristi: sono diventata nonna, è morta mia madre, ho continuato a scrivere. Ho messo nero su bianco non soltanto tutto ciò che non mi piaceva e che stava accadendo al mio corpo e alla mia mente, ma anche come andavano trasformandosi i miei rapporti con il prossimo a causa dell’età. Andando avanti a scrivere, ho constatato anche inspiegabili cambiamenti, inediti orizzonti che si aprivano nella mia anima, nuovi modi di sentirmi viva che solo l’età avanzata mi faceva scoprire. Il libro Lo zen e l'arte di invecchiare bene è intimo, e mi auguro che le mie preoccupazioni corrispondano alle vostre.

Occorre tempo prima che l’immagine che si ha di sé coincida con il proprio corpo. Se sbircio la mia immagine riflessa in una vetrina, per esempio, d’istinto non mi riconosco proprio: quella è una persona molto più anziana di me. Quando ho partecipato a una riunione di compagni delle elementari, a distanza di cinquant’anni, ho creduto di essere arrivata nel posto sbagliato. Chi erano tutti quei vecchiacci? Poi, all’improvviso, la straordinaria agnizione: nel volto di un canuto signore attempato ho rivisto il bimbo che mi tirava sempre le trecce all’intervallo.

Mia madre è una delle due persone che mi hanno davvero colto di sorpresa presentandosi inaspettatamente e così spesso nel libro Lo zen e l'arte di invecchiare bene. È mancata proprio mentre stavo iniziando ad affrontare il tema della vecchiaia, ma questo non le ha impedito di comparire più volte in questi miei ‘tentativi’. La cosa non dovrebbe sorprendermi, tenuto conto che è la persona anziana che conoscevo meglio. Dentro di me deve essere rimasto sicuramente qualcosa del suo passaggio dalla prima vecchiaia alla seconda, che seguii da vicino. L’altra persona della mia famiglia che compare ripetutamente in tutto il libro è mia nipote Paloma, nata poco prima che mia madre morisse. Paloma mi ha aiutato a capire la vecchiaia mostrandomi cosa è l’infanzia. Mi rendo perfettamente conto che siamo diverse: io non riesco ad appendermi con le ginocchia alla palestrina multigioco, e lei non sa raccontare storie che si riferiscono al lontano XX secolo. Ho anche capito che gli anni che ci separano possono non essere una barriera, ma un valore aggiunto al piacere di vivere insieme.

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