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Ernst Jünger viene considerato come uno dei maggiori scrittori tedeschi viventi, ed è noto anche in Italia per diverse sue opere tradotte e pubblicate da importanti case editrici. Però, qui si tratta soprattutto dei libri del suo secondo periodo, di carattere letterario e saggistico.
Il presente saggio espone e analizza invece l'opera principale dello Jünger del primo periodo, nella quale era ancora viva l'eco delle esperienze esistenziali di lui come combattente pluridecorato, e che affronta essenzialmente il problema della visione e del senso della vita nell'epoca moderna, e soprattutto nell'era della tecnica. L'«operaio», per lo Jünger, non è una classe sociale e ancor meno il «lavoratore proletario». E' un simbolo. E' il simbolo di un nuovo tipo umano capace di volgere a suo vantaggio, di trasformare in forza spiritualmente formatrice, tutto ciò che di apparentemente distruttivo e di pericoloso presenta l'epoca ultima.
Acuta e accurata diagnosi del mondo contemporaneo, questa ricerca è quindi lontana da ogni pessimismo di maniera o da ottimismi acritici, e viene espressa con la forza della drammatizzante fantasia di un grande artista. Ed è analisi di vivo interesse non solo per l'epoca in cui apparve (1935), ma quanto mai attuale, tanto da potersi affermare che, contro ogni forma di evasione dalla tenace guerra fredda, nella quale i termini di «oriente» ed «occidente» assumono un significato cosmico, lo Jünger indica agli uomini più responsabili d'oggi, ai veri antiborghesi la via necessaria di un eroismo capace di risollevarlidallo stato di abbandono in cui sembra siano precipitati con l'avvento del quarto stato, del mondo della tecnica, della macchina.