In una conca rocciosa, vicina alla Valle dei Re e al tempio funerario di Ramesse II nella Tebe d'Occidente, il sito archeologico di Dei/et Medina ci restituisce l'habitat degli antichi Egizi, in particolare della comunità di artisti e di artigiani addetti all'allestimento delle tombe reali del Nuovo Regno, a partire dal tempo di Thutmosi I.
Sono una settantina di case separate fra loro da una via assiale, edificate in mattoni crudi e composte di numerose stanze, per lo più intercomunicanti, le cui porte, soglie e pilastri furono costruiti in legno e calcare.
Da un pozzo profondo oltre cinquanta metri furono estratti migliaia di ostraca, frammenti di coccio o di calcare scritti o figurati che, insieme agli oggetti di scavo e ai papiri giunti fino a noi, hanno consentito agli egittologi di far luce sulle condizioni in cui si svolgeva la vita quotidiana all'epoca ramesside e durante la XIX e la XX dinastia.
Questi ostraca, su cui si possono leggere le piante approssimative degli ipogei reali, o gli schizzi delle decorazioni che ne avrebbero ornato le pareti, ci tramandano anche testimonianze letterarie di una società raffinata, in grado di apprezzare la bellezza di un inno o di una poesia, o di gustare la sapidità di una satira. Quanto ai papiri che registrano il lavoro e le vicende quotidiane di questa piccola comunità, essi ci rivelano la sua organizzazione sociale e l'economia del luogo e ci trasmettono persino la lontana eco di controversie discusse innanzi al tribunale.
Sui fianchi delle colline che attorniano il villaggio, quegli uomini vollero anche scavare e decorare cappelle funebri e ipogei personali, destinati alla loro vita nell'Aldilà. Diverse dalle tombe dei nobili e dei grandi dignitari dello stato, queste sepolture consistono in genere in un cortile, una cappella dalle pareti decorate, con soffitto a volta - talora scavata nella roccia e sormontata da una piccola piramide - un pozzo e una cripta, sulle cui pareti è incisa l'effigie del defunto. Di modeste proporzioni, questi ipogei.sono tuttavia fra i più belli della necropoli tebana, in particolare quello di Sennedem, il cui arredo funerario è conservato al Museo del Cairo, e quello di Pashed.
In prossimità del villaggio si erge il tempio dedicato alla dea Hathor, la Signora dell'Occidente che regna sulla necropoli della riva tebana, e a Maat, dea della giustizia, della verità e dell'equilibrio universale. Iniziato da Tolomeo IV Filopatore e dalla sorella e sposa Arsinoe, venne portato a compimento sotto Tolomeo VI Filometore. Da archivio ricco di interessanti testi in demotico e in greco, durante l'epoca cristiana fu trasformato in convento e nel suo cortile si edificarono le celle destinate ad accogliere i monaci.
L'eccezionale esempio di abitato dell'epoca dinastica costituito da Deir el Medina, che ci rimanda il riflesso della vita degli antichi Egizi, viene così completato da un tempio che la pietà degli uomini volle dedicare alle divinità protettrici, e da una necropoli densa di fascino e spalancata sulla vita dell'Oltretomba. (Ahmed Kadry - Presidente della Egiptian Antiquity Organization, Il Cairo)
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In una conca rocciosa, vicina alla Valle dei Re e al tempio funerario di Ramesse II nella Tebe d'Occidente, il sito archeologico di Dei/et Medina ci restituisce l'habitat degli antichi Egizi, in particolare della comunità di artisti e di artigiani addetti all'allestimento delle tombe reali del Nuovo Regno, a partire dal tempo di Thutmosi I.
Sono una settantina di case separate fra loro da una via assiale, edificate in mattoni crudi e composte di numerose stanze, per lo più intercomunicanti, le cui porte, soglie e pilastri furono costruiti in legno e calcare.
Da un pozzo profondo oltre cinquanta metri furono estratti migliaia di ostraca, frammenti di coccio o di calcare scritti o figurati che, insieme agli oggetti di scavo e ai papiri giunti fino a noi,
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Franco Maria Ricci Editore
- Autore
- Fornari Annamaria , Tosi Mario
- ISBN
- 900000001095