Le imprese sono immagini, spesso accompagnate da un motto, che avevano il compito di significare un segreto pensiero, o desiderio, di colui – o di colei – che le porta. “Impresa”, si dice, indica quel che si vuole imprendere, dà forma visibile, cioè, a una intenzione. Ricamate sui vestiti, dipinte nelle sale dei palazzi, disegnate e incise nei libri e nei manoscritti, le imprese popolano nel Cinquecento il mondo della visività e della conversazione. Sono in genere inventate da un letterato perché richiedono, oltre che una buona cultura, ingegno, capriccio, fantasia. Si tratta di ricordare i versi dei poeti, di triturarli, di ridurli in frammenti in modo tale che producano accoppiamenti – più o meno giudiziosi – con una immagine. Parola e figura convivono, si scontrano, interagiscono.
Come l’impresa allude a un’intenzione, a un desiderio, a una condizione individuale: l’emblema usa un’immagine che esprime allegoricamente una verità universale: il motto vi accenna e spesso dei versi la rendono esplicita e insieme la commentano. L’emblema è dunque disponibile per un uso morale, religioso, filosofico. Oltre a prestarsi ai rituali delle corti e delle Accademie, e ai capricci dell’invenzione manieristica e barocca, le imprese e soprattutto gli emblemi, dunque, possono caricarsi di significati esoterici, e da qui si sviluppa l’uso religioso di queste forme di comunicazione, quello che sostituisce agli amorini delle imprese d’amore le immagini e i motti dell’amore divino. I Gesuiti appaiono come i grandi registi di questa operazione. Gli emblemi vengono usati a scopo didattico, missionario, propagandistico, nei libri, nella decorazione delle chiese, negli apparati delle feste, e nello stesso tempo diventano anche strumenti per la contemplazione e la meditazione, affiancandosi agli esercizi spirituali.
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Pacini FazziLe imprese sono immagini, spesso accompagnate da un motto, che avevano il compito di significare un segreto pensiero, o desiderio, di colui – o di colei – che le porta. “Impresa”, si dice, indica quel che si vuole imprendere, dà forma visibile, cioè, a una intenzione. Ricamate sui vestiti, dipinte nelle sale dei palazzi, disegnate e incise nei libri e nei manoscritti, le imprese popolano nel Cinquecento il mondo della visività e della conversazione. Sono in genere inventate da un letterato perché richiedono, oltre che una buona cultura, ingegno, capriccio, fantasia. Si tratta di ricordare i versi dei poeti, di triturarli, di ridurli in frammenti in modo tale che producano accoppiamenti – più o meno giudiziosi &nd
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Pacini Fazzi
- Autore
- ISBN
- 978887246657