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Viaggio a Samarcanda

Viaggio a Samarcanda

De Agostini - Ist. Geografico
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Samarcanda dista circa quattromila chilometri da Istanbul, dalle rive mediterranee. Nei vasti spazi compresi tra le due città si mossero più di duemila anni fa gli eserciti di Alessandro il Grande, arrivando sino a Samarcanda, da dove piegarono per far ritorno a ponente, come se là il mondo avesse le sue «colonne d'Ercole» orientali, o finisse nell' anonimo, nell'indeterminato. Non oltre questi stessi confini arrivò più tardi la forza espansiva dell' Islam. Ma qualche secolo dopo, proprio su quegli indistinti orizzonti, apparvero improvvise le orde di Gengis Khan che avanzarono con gran frastuono e rumor di battaglia sin quasi a giungere alle sponde mediterranee. Ancora un secolo dopo eguale sortita fecero le cavallerie di Tamerla

Descrizione

Samarcanda dista circa quattromila chilometri da Istanbul, dalle rive mediterranee. Nei vasti spazi compresi tra le due città si mossero più di duemila anni fa gli eserciti di Alessandro il Grande, arrivando sino a Samarcanda, da dove piegarono per far ritorno a ponente, come se là il mondo avesse le sue «colonne d'Ercole» orientali, o finisse nell' anonimo, nell'indeterminato. Non oltre questi stessi confini arrivò più tardi la forza espansiva dell' Islam. Ma qualche secolo dopo, proprio su quegli indistinti orizzonti, apparvero improvvise le orde di Gengis Khan che avanzarono con gran frastuono e rumor di battaglia sin quasi a giungere alle sponde mediterranee. Ancora un secolo dopo eguale sortita fecero le cavallerie di Tamerlano che irruppero nelle stesse contrade seminando morte e paura.

Turchestan, Battriana, Khorasan, Persia, Armenia, Anatolia sono nomi di un mondo asiatico e musulmano che esiste ancora, vecchio e bacato mondo malato di povertà, arido e incancrenito, con pastori e miseri contadini che sembrano vivere nella paura di altre apparizioni di guerrieri. È una favola, ma si sente dire che se questi paesi sono così poveri e aridi, è perché sono stati troppo violentati da quelle orde distruttrici. La polvere che anche oggi si solleva al passaggio di un uomo, di un cavallo, di un gregge o di un automezzo lungo quelle piste solitarie, è la polvere prodotta dalla frantumazione operata sul suolo dagli zoccoli dei cavalli tartari.

Da secoli ormai questi paesi vivono come paralizzati in un'inerzia immutabile accettata con dolce musulmana rassegnazione e materialmente resa possibile da un genere di vita, come il nomadismo, ozioso, dilagante e passivo per sua natura. Anche la nostra epoca non riesce a prendere piede in quelle terre, pur con i suoi mezzi che vincono con irrisoria facilità la paura, la vastità, la polvere; soltanto nel settore oggi sotto l'U.R.S.S. una certa rivoluzione è in atto. Ma l'immagine vera di quei paesi è ancora sfuocata, incerta. E lo è, forse, non tanto per mancanza di dati e notizie, o per un'impossibilità di comprensione da parte nostra, ma perché quelle genti sono perennemente incerte tra passato e presente, afflitte da un'incredulità nel progresso e incapaci di uscir fuori dalla

loro antichità, dalle loro abitudini particolarissime. Un viaggio tra Istanbul e Samarcanda è, anche senza volerlo, un viaggio tra volti muti e sguardi interrogativi.

Geograficamente il mio viaggio si svolge lungo i confini asiatici dell' U.R.S.S. e segue in gran parte quella che si può chiamare linea turanica, cioè quella fascia di terre prevalentemente abitata da uomini di origine turca o centro-asiatica, e lungo la quale comunque si trovano i segni di un pasJaggio in secoli passati di genti turche e turco-mongole, quelle che Marco Polo chiamava li Tarteri.

Dettagli del prodotto

Editore
De Agostini - Ist. Geografico
Autore
Turri Eugenio
Disponibilità
1 Libro
ISBN
6167

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