I malesi e la Malesia sono aureolati, per il pubblico italiano, di una fama esotica e avventurosa, dovuta in buona parte alle letture della fanciullezza, allietate dagli eroi malesi di Salgari. A questa fama, piuttosto vasta in superficie, non fa certo riscontro una conoscenza più realistica e approfondita della cultura dei malesi. C'è forse qualcuno che è pronto a considerarli dei «selvaggi», dei «primitivi», altri, dalla memoria più buona, ricorderanno ancora persino certe parole malesi menzionate in quei libri della fanciullezza, parole dal suono esotico e dall'eco di foresta vergine: rotan, kampong, kris... Qualcuno, ancora, sarà edotto dell'origine malese di alcuni vocaboli entrati nella nostra lingua, come gong, guttaperca, babirussa, lo stesso tè (cinese ma passato attraverso il malese) ed altre.
Altri ancora, più eruditi, sapranno che è un italiano l'autore del primo breve dizionarietto di termini malesi, e precisamente il nostro A. Pigafetta (1522) che ne elencò circa quattrocento nella sua bella relazione del viaggio di Magellano.
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I malesi e la Malesia sono aureolati, per il pubblico italiano, di una fama esotica e avventurosa, dovuta in buona parte alle letture della fanciullezza, allietate dagli eroi malesi di Salgari. A questa fama, piuttosto vasta in superficie, non fa certo riscontro una conoscenza più realistica e approfondita della cultura dei malesi. C'è forse qualcuno che è pronto a considerarli dei «selvaggi», dei «primitivi», altri, dalla memoria più buona, ricorderanno ancora persino certe parole malesi menzionate in quei libri della fanciullezza, parole dal suono esotico e dall'eco di foresta vergine: rotan, kampong, kris... Qualcuno, ancora, sarà edotto dell'origine malese di alcuni vocaboli entrati nella nostra lingua, come gong, guttaperca, babirussa, lo stesso tè (cinese ma pa
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- Nuova Accademia
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