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Bomarzo


Sette Città 
€ 16,50
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traduzione a cura di Cesco Vian.
pp. 628, Viterbo
data stampa: 1999
codice isbn: 978888609120

Nell'Italia del primo e del secondo dopoguerra erano assai pochi i turisti italiani e stranieri, benché tutti d'eccezione, che conoscevano il "sacro bosco" o "parco dei mostri" di Bomarzo. Tra quei pochi, solo Salvator Dalì, con un cortometraggio, aveva voluto attirare l'attenzione su quei folli enigmi che cifravano il mistero di quel giardino incantato, parto di una mente al di fuori del comune e tentata dal bizzarro come sistema di vita e filosofia. Quando nel 1949, a bordo di una vecchia Augusta, un grande enigmista dell'orrido e dell'inconsueto, Mario Praz, si trovò di fronte alla Casa Pendente, non poté non pensare alla torre in cui s'era segregato il pittore manierista Jacopo da Pontormo, "uomo fantastico e solitario".
In effetti, uomo fantastico e solitario, ma diciamo pure ipersensibile e eccentrico, afflitto per giunta da un'imbarazzante deformità, è Pier Francesco Orsini, detto Vicino, che ideò e fortissimamente volle il parco di Bomarzo. A raccontarci la sua vita e quella della sua famiglia nel romanzo che qui proponiamo, pubblicato nel 1962, in un Cinquecento affollato dalle più belle intelligenze del secolo ma rovinato dalla decadenza politica, economica e sociale dell'Italia, è un altro viaggiatore ed erudito eccezionale: Manuel Mujica Lainez, narratore di prima fila della storia della letteratura sudamericana di questo secolo. E lo fa, il Mujica Lainez, redigendo una speciale autobiografia, affidandosi cioè alla voce inquieta ed inquietante dello stesso Orsini, proiettata, oltre i limiti della sua vicenda terrena, sino ai giorni nostri.
Il lettore italiano, abituato al Rinascimento turbato dei romanzi di Maria Bellonci e di Anna Banti troverà in "Bomarzo", costruito sulla scorta di una conoscenza straordinaria dell'archivio storico del paese, un altro documento di quei tempi sommi ed un ulteriore capitolo di quella storiografia dell'interiorità che i migliori romanzieri storici di questo secolo ci hanno consegnato: secondo uno sguardo, quel. lo di Vicino, che è febbrile e sgomento, visionario e concitato. La restituzione storicamente impeccabile degli ambienti e delle figure (da Benvenuto Cellini a Raffaello Sanzio, da Michelangelo Buonarroti, a Lorenzo Lotto ed Antonio Vasari, a tanti altri ancora) non deve trarre in inganno: questo romanzo del Rinascimento italiano, infani, ne imbozzola un altro, ben più misterioso, il romanzo misteriosofico e a chiave che tiene dietro alla grande idea del parco, una delle più suggestive invenzioni esoteriche della storia dell'umanità.

Manuel Mujica Lainez (Buenos Aires 1910 Còrdoba 1984). Romanzi e racconti sono stati il genere prediletto della sua lunga attività, tutta imperniata sulle suggestioni del passato. Dapprima dedicatosi alla valorizzazione delle tradizioni della sua città (Don Galaz di Buenos Aires, 1938; Estampas de Buenos Aires, 1946) sempre reinventa· te con dovizia di particolari fantasiosi, con Bomano (1962), sicuramente la sua opera migliore, si dedica, in seguito, completamente alla rievocazione storica, non tralasciando alcune tecniche narrative prettamente novecentesche, come il Joyceano "stream of consciousness" che costituisce il fondamento dell'intera opera. Della sua produzione si ricordano anche: El Laberinto (1974), Sergio (1976), El gran teatro (1979). Fra i tanti riconoscimenti, è stato insignito anche della francese Legion d'Honneur.

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