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La Lingua degli Uccelli

Il classico della letteratura sufi

€ 17,00
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prefazione di Angelo Iacovella, traduzione di Paolo Imperio
pp. 228, Roma
data stampa: 2002
codice isbn: 978882721469

La lingua degli uccelli- il cui titolo originale è Mantiq al-Tayr- è la summa del migliore e più raffinato misticismo islamico e insieme un messaggio universale di apertura al trascendente. L'opera - un classico nel suo genere - si configura come una sorta di magistrale "favola esoterica" che ha per oggetto il tema del "viaggio", al tempo metaforico e reale, che l'anima intraprende perché si distacca dal mondo transeunte della materialità per tuffarsi nell'oceano senza rive del mistero divino. Protagonista un gruppo di volatili (l'upupa, il pappagallo, il falco, il pavone, ecc.) che, riunitisi a convegno, spiccano il volo alla volta del loro bramato sovrano, il Simorgh (o "Fenice") della mitologia iranica, posto agli estremi limiti della terra conosciuta. Per raggiungerlo, dovranno, tra molti pericoli, attraversare "sette valli", che rappresentano altrettante "tappe" o "stazioni" di un vero e proprio itinerario iniziatico, che si ammanta di simboli universali, suscettibili di interpretazioni plurime. Dei centomila uccelli avventuratisi alla ricerca del loro Signore, a non più di "trenta" (in persiano: si morgh) sarà però dato il privilegio di raggiungere la tanto agognata meta. Questi, difatti, finiranno per specchiarsi nel volto accecante del Re, alla vista del quale, inceneriti, scopriranno - paradossalmente - di essere tornati al punto di partenza.

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