Con le recenti conquiste della velocità e dello spazio il mondo è diventato piccolo: le estreme regioni della terra tendono a ravvicinarsi, e le culture dei vari popoli a compenetrarsi.
Avendo avuto la sorte, dopo la formazione scientifica e filosofica ricevuta in Occidente, di trascorrere diciotto anni in Cina, ho potuto anche, in quella terra di contrasti, conoscere intimamente la profonda saggezza e la colorita poesia, più che millenarie, dei suoi abitanti.
I cinesi mi chiamavano Po Cerén, o "Colui che si propone di essere umano e benigno". Essi mi amavano molto, ascoltavano la mia parola, leggevano i miei scritti e, paragonandomi ai loro letterati, mi consideravano uno dei loro.
Purtroppo un giorno Po Cerén li ha dovuti lasciare, per essere stato risospinto, dai ma rosi della rivoluzione comunista, sui patrii lidi, Ma il suo cuore è sempre rivolto alla Cina lontana, e gli sembra di essere come in esilio.
Mediante lo studio della storia e della letteratura cinese, Po Cerén continua a mantenersi legato alla sua seconda patria,
I cinesi vantano una letteratura antichissima, nella quale la poesia ha un posto di grande onore. I poeti cinesi si sono sempre distinti nel descrivere te bellezze della natura, come fece il loro massimo lirico Li Pè (VIII secolo d. C.), e nell'esprimere delicati sentimenti di fedeltà verso la patria, di amore e compassione per i deboli e gli oppressi, come Ciü Iüan (III secolo a. C.) e Tu Fu (VIII secolo d, C.).
Po Cerén, nel suo nuovo soggiorno in Patria, ritrovandovi la natura tanto bella, si è sentito ispirato a imitare questi grandi poeti cinesi, e ha composto una serie di liriche, che vogliono essere inni di lode al Creatore, e manifestazione di amore verso i sofferenti.
Se i cinesi, rimasti separati dal resto del mondo da una cortina di odio e di violenza, rimpiangono i loro missionari che, superando ogni barriera di razza, di distanza e di clima, ebbero cura del loro progresso spirituale, Po Cerén, a sua volta, rimpiange i suoi cari fedeli di un tempo. Perciò la sua poesia è pervasa, qua e là, da una vena di nostalgia, mista a una potente brama di rivedere la Cina tornare libera sotto il dolce giogo di Cristo.
A S. Em. Rev.ma il Cardinale Tommaso Tien Chensìn, Arcivescovo di Pechino e Amministratore Apostolico di Taipei (Formosa), a S. Ecc. Sié Chéoukang, Ambasciatore della Repubblica Cinese presso la S. Sede, a S. Ecc. Rev.ma Mons, Paolo Yu Pin, Arcivescovo di Nanchino e Rettore Magnifico dell'Università Cattolica di Taipei, alle pittrici Suor Ignazia-Monica Liu Hopéi, Figlia del Calvario, Suor Giuliana Cenh, Francescana Missionaria di Maria, signorina lo Ciomìn, allieva del Liceo Artistico presso r Accademia delle Belle Arti in Roma, e a quanti hanno cooperato alla buona riuscita di questa pubblicazione, Po Cerén rivolge i suoi più vivi ringraziamenti.
Ora, congedando questi suoi umili versi, Po Cerén si augura che essi riescano una manifestazione di sincera umanità e di fede viva, capace di stringere sempre meglio le fila dei buoni intorno all'altare di Dio, e di ricondurre alla vera religione tutti gli erranti, perché si faccia "un solo Ovile sotto un solo Pastore". (Fernando Bortone S. I.)
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Con le recenti conquiste della velocità e dello spazio il mondo è diventato piccolo: le estreme regioni della terra tendono a ravvicinarsi, e le culture dei vari popoli a compenetrarsi.
Avendo avuto la sorte, dopo la formazione scientifica e filosofica ricevuta in Occidente, di trascorrere diciotto anni in Cina, ho potuto anche, in quella terra di contrasti, conoscere intimamente la profonda saggezza e la colorita poesia, più che millenarie, dei suoi abitanti.
I cinesi mi chiamavano Po Cerén, o "Colui che si propone di essere umano e benigno". Essi mi amavano molto, ascoltavano la mia parola, leggevano i miei scritti e, paragonandomi ai loro letterati, mi consideravano uno dei loro.
Purtroppo un gior
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Arnoldo Mondadori Editore
- Autore
- Bortone Fernando
- Disponibilità
- 3 Libri
- ISBN
- 5944