È un libro inconsueto, una raccolta di testimonianze suggestive e in parte inedite intorno alla gastronomia italiana del tardo Rinascimento; specchio lucido di un'intera civiltà. La ricerca delle vivande più disparate, la curiosità per i commestibili esotici o peregrini, le tecniche sofisticate per la conservazione e la cottura, i ricettari elaborati per temperare o esaltare i più diversi sapori, il cerimoniale complesso dell'imbandigione, sono altrettanti momenti di una presa di possesso dell'uomo - dapprima famelico, poi sempre più sazio, schizzinoso, incontentabile - sull' universo concreto del commestibile, che viene così trasformato in pregustamento, sensazione, vizio, astrazione morale. Le cose inerti appaiono predate, snaturate, possedute dall'uomo, il quale, nel farle proprie, le umanizza integralmente. La banalità del cibo - idrati, lipidi, proteine - si trasfigura in fantasia, estetismo, godimento, peccato: perciò le liste degli strabocchevoli pranzi cortigiani o le malinconiche e puntigliose rivendicazioni del «trinciante» ci dicono, sulla civiltà italiana del secondo Cinquecento, molto più di tanti trattati etico-politici dettati da filosofi stanchi a sonnacchiosi e distratti discepoli.
Le incisioni del grande trattato di Bartolomeo Scappi (qui riprodotte integralmente per la prima volta) rivelano la progredita tecnologia e l'armamentario complicato di una tra le tante officine gastronomiche principesche. Talune ricette semplici e peregrine tenteranno forse qualche odierna massaia intraprendente. Tutta da godere infine, in un' ora raccolta e serena, è la rievocazione gentile che l'esule Castelvetro delinea nel suo Racconto: un elogio della dieta vegetariana dettato con fresca naturalezza, scandito dal ritmo delle stagioni, tutto intessuto di rustiche ghiottonerie e di una nostalgia struggente per l'Italia, terra di germogli teneri e di frutti succosi, nido dei ricordi d'una felice infanzia perduta per sempre.
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È un libro inconsueto, una raccolta di testimonianze suggestive e in parte inedite intorno alla gastronomia italiana del tardo Rinascimento; specchio lucido di un'intera civiltà. La ricerca delle vivande più disparate, la curiosità per i commestibili esotici o peregrini, le tecniche sofisticate per la conservazione e la cottura, i ricettari elaborati per temperare o esaltare i più diversi sapori, il cerimoniale complesso dell'imbandigione, sono altrettanti momenti di una presa di possesso dell'uomo - dapprima famelico, poi sempre più sazio, schizzinoso, incontentabile - sull' universo concreto del commestibile, che viene così trasformato in pregustamento, sensazione, vizio, astrazione morale. Le cose inerti appaiono predate, sna
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Dettagli del prodotto
- Editore
- Utet
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- 6164