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Oltre L'Illusione Dell'Io

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Sintesi di un processo realizzativo

Asram Vidya
€ 5,00
Quantità

pp. 76, Roma
data stampa: 1996
codice isbn: 978888540540

Nell'introduzione all'opera: 'La triplice Via del Fuoco', c'è scritto: "La Via del Fuoco di Raphael è quella Via operativa che porta all'accensione del fuoco, al dominio e alla direzione del Fuoco, alla soluzione dello stesso Fuoco." Poiché questo semplice libricino espone solo una sintesi di un processo realizzativo, per chi vuole approfondire maggiormente la materia si rimanda all'opera summenzionata (Raphael, La Triplice Via del Fuoco) ove sono prospettate tre vie operative: a) Realizzazione secondo l'Alchimia (Sezione I, capitolo I). b) Realizzazione secondo l'Amore del Bello (Sezione I, capitolo II). c) Realizzazione secondo la Metafisica Tradizionale (Sezione I, capitolo III). Quando un aspirante è stimolato a incamminarsi lungo la Via della Realizzazione del Sé, quando ha finito di leggere le cose più svariate e cessato di parlare confusamente di cose spirituali, la sua coscienza gli impone un'azione più incisiva, operativa, tale da sospingerlo alla soluzione delle sue istanze. A questo punto da un vago cercare qua e là passa all'applicazione concreta della sadhana (ascesi realizzativa) e alla scelta di un Sentiero che sia congeniale al suo stato psicologico. Questa prospettata nel presente scritto è solo una sintesi operativa che rappresenta lo schema base di ogni possibile sadhana. Per chi è pronto essa potrebbe essere anche sufficiente per innalzarsi alla realizzazione dell'Essere in quanto è e non diviene. A chi è maturo bastano poche indicazioni per rimettere le ali e volare verso la Libertà. Se l'ente vive nel conflitto, nella sofferenza materiale e psicologica, nell'irrequietezza e insoddisfazione, vuol dire che qualche cosa non funziona in lui, o qualche cosa risulta sbagliata nella condotta della sua vita. Può darsi anche che il suo vivere poggi su una visione errata dell'esistenza, che segua una filosofia di vita a vicolo cieco, fino a rassegnarsi a procedere nell'inerzia o ad adeguarsi passivamente all'inconscio caotico collettivo senza alcuna prospettiva di venirne fuori. Eppure, l'uomo dell'inquietudine e dell'angoscia può avere senz'altro delle soluzioni ottimali, solo che dovrebbe essere più responsivo, più duttile, più umile e disponibile ad ascoltare una voce che difficilmente nel mondo citomico ha potuto ascoltare. Che cos'è poi una Via realizzativa se non quella che svela la Pienezza e la Conoscenza di sé, cose queste che si trovano entro lo stesso ente, ma che restano profondamente celate nel cavo del cuore perché l'attenzione è spesso rivolta al mondo del divenire più che a quello dell'Essere. Che cosa possiamo dare agli altri se la nostra vita è intessuta di emozioni, passioni, egoismi e ignoranza dei vari problemi esistenziali? Spesso neanche un conforto psicologico per sopravvivere. La maturità, a volte conquistata sotto il martello della sofferenza, impone prima o poi di distogliere l'Occhio dell'intelligenza dalle cose che non sono (mondo duale) e a dirigerlo verso lo splendore della propria essenziale natura. Indubbiamente ciò che implica un capovolgimento di valori, una rivoluzione psicologica, un rendersi non più verso la linea orizzontale inefficace, infruttuosa, ma verso quella verticale di risveglio, di svelamento di potenzialità meravigliose che sono prerogative dell'animo umano. Questa sintesi operativa è rivolta appunto a quanti, maturati sotto la legge della necessità, vogliono assaporare la mirabile via della Libertà fino a essere libertà-compiutezza. E' a questo punto che possiamo dare agli altri non semplice conforto psicologico, ma qualcosa di più. Il Fuoco di cui si parla non è ovviamente quello che conosciamo a livello fisico. Un istinto, una passione, un'idea, ecc. non sono altro che fuoco in espressione: i nostri corpi di manifestazione (fisico, emotivo e mentale) sono composti di fuoco, la stessa materia è un concentrato di fuoco, una stella è un fuoco che illumina: la vita stessa può essere compresa in termini di fuoco. Nello Yoga si parla di sette centri di coscienza che esprimono energia-fuoco-luce. Alcuni di essi vanno risvegliati in modo che l'energia-fuoco s'innalzi lungo una linea determinata per portare la coscienza a dimensione universale. La vita del discepolo, dunque, è una vita di fuoco, e agli inizi egli può esserne turbato fino a rifiutare questo fuoco che gli sembra sconosciuto, dal momento che non ha mai interpretato se stesso in termini di fuoco. Quando però il discepolo si sveglia, il fuoco gli si impone ed egli deve riconoscerlo; può essere difficile in principio perché non sa come trattare l'elemento né come affrontarlo. Questo avviene solo perché l'avidya (non-conoscenza della propria essenziale natura) ci nasconde il fatto fondamentale, che dal campo di tensione che procede dal Principio universale al cuore della sostanza formale, tutto è fuoco. Quando il discepolo gradatamente scopre la propria realtà di Fuoco, è liberato dal fuoco. Si riconosce nel Fuoco e costantemente bruciando, nel rogo elimina ogni cosa che si frappone tra lui e la sua essenza. Impara così a rigettare tutto ciò che non può essere sostenuto nel respiro del Fuoco. Possa questo breve trattato essere di utilità a quanti si accostano alla realizzazione del Sé.

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