Sono passati cinquecento anni da quando il giovanissimo signore di Mirandola e Concordia stese queste pagine, ma tradurle, commentarle, pubblicarle riproponendole ancora una volta alla lettura, non è cerimonia che rientri nella liturgia celebrativa dei centenari. Quando le scrisse, Pico aveva quasi pudore dell'età - hac aetate, quartum scilicet et vigesimum modo natus annum - ma dell'età aveva l'entusiasmo e il coraggio. Sentiva, magari oscuramente, di combattere per una buona causa. Si era convinto che la grandezza dell'uomo, la sua «dignità» (per usare un termine trito, ma significativo), consiste nello sforzo di capire il senso delle cose, nella «filosofia» intesa come ricerca e amore. Credeva che abbia valore, non la fanatica difesa di una dottrina, ma la comprensione dei semi di verità dovunque diffusi. Per questo voleva intonare «un canto di pace» fra le dottrine, fiducioso com'era di avere trovato un metodo - l'esegesi cabbalistica - capace di ridurre a unità la molteplicità delle opinioni.
Pico, come è noto, non pronunciò l'orazione, non la pubblicò, non discusse a Roma le sue novecento tesi. Cominciò, invece, la sua amara avventura. Solo dopo la sua morte precoce queste pagine furono rese pubbliche, e conobbero nei secoli una fortuna varia ma costante. Certo non tutti vi lessero le stesse cose, ma le lessero Erasmo come Tommaso Moro, ne trassero ispirazione poeti metafisici inglesi e filosofi romantici tedeschi. Sono spesso, è vero, quasi frammenti e lampi improvvisi. Ma anche il roseau pensant di Pascal è solo due parole. Non a caso, in questo secolo, nei momenti più drammatici, queste pagine sono tornate, e forse proprio per la loro efficacia espressiva hanno circolato in molte lingue, con una loro sorprendente eloquenza, e uno strano sapore d'attualità. Né intorno ad esse si è mai sopita la discussione.
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Sono passati cinquecento anni da quando il giovanissimo signore di Mirandola e Concordia stese queste pagine, ma tradurle, commentarle, pubblicarle riproponendole ancora una volta alla lettura, non è cerimonia che rientri nella liturgia celebrativa dei centenari. Quando le scrisse, Pico aveva quasi pudore dell'età - hac aetate, quartum scilicet et vigesimum modo natus annum - ma dell'età aveva l'entusiasmo e il coraggio. Sentiva, magari oscuramente, di combattere per una buona causa. Si era convinto che la grandezza dell'uomo, la sua «dignità» (per usare un termine trito, ma significativo), consiste nello sforzo di capire il senso delle cose, nella «filosofia» intesa come ricerca e amore. Credeva che abbia valore, no
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- La Scuola
- Autore
- Pico della Mirandola
- ISBN
- 6841