Gli uomini che abitano nelle tende, i pastori nomadi delle terre aride dell'Asia e dell'Africa, sono oggi poco più di dieci milioni, destinati a ridursi rapidamente. Essi sono gli ultimi rappresentanti di quelle culture pastorali, di derivazione neolitica, che hanno saputo trovare una propria specializzazione produttiva e realizzare prodigiosi equilibri nell'ambiente, povero di risorse, delle steppe e dei deserti. La pastorizia nomade che essi praticano rappresenta un'alternativa all'agricoltura sedentaria, costituendo con essa una sorta di sistema integrato sia nel piccolo che nel grande ambito regionale. Da ciò quella dialettica nomadismo-sedentari età che ha attraversato l'intera storia del Vecchio Mondo e che, nella sua essenza, riappare anche in Europa e in Italia nella secolare opposizione tra pastorizia e agricoltura, tra uso comunitario e uso privato delle terre. Con la crescita demografica, le nuove tecniche di conquista agricola del suolo, la più diffusa urbanizzazione dei modi di vita e la monetarizzazione dell'economia, i nomadi hanno visto progressivamente ridursi il loro spazio di movimento. Oggi poi sono avversati dalle moderne organizzazioni statali che tendono ad irregginientarli politicamente, economicamente e fiscalmente. Sembra che così si concluda una parabola che in altre epoche ha visto i nomadi imporre il proprio controllo su spazi estesissimi e persino su gruppi umani sedentari e urbanizzati di altissima civiltà. Il nomadismo è d'altra parte una tentazione o un sogno ricorrente, in quanto modo di vita avventuroso e libero, che non trasforma il mondo, ne utilizza le risorse in modo parsimonioso ma anche astuto e altamente redditizio, lasciando tempo all'uomo di «essere" in modo diverso da quello imposto dalle ideologie sedentarie e produttivistiche, dai regimi oppressivi, burocratici, neutralizzanti.
Il libro, risultato di uno studio ventennale e di alcuni anni complessivamente trascorsi nelle terre dei nomadi, affronta le più affascinanti tematiche riguardanti le società nomadi, considerate, nel loro rapporto con lo spazio geografico, dal punto di vista dell'ecologia culturale, ma tenendo conto degli urti storici via via impressi dal mondo sedentario, nello spirito di un approccio «diverso" alle problematiche del Terzo Mondo.
Eugenio Turri, geografo, è autore di numerosi scritti sui temi del rapporto società-ambiente. Tra i suoi libri più significativi. «Antropologia del paesaggio» (in questa stessa collana), «Continenti e paesi», «Semiologia del paesaggio italiano», «Dentro il paesaggio: Caprino e il Monte Baldo».
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Gli uomini che abitano nelle tende, i pastori nomadi delle terre aride dell'Asia e dell'Africa, sono oggi poco più di dieci milioni, destinati a ridursi rapidamente. Essi sono gli ultimi rappresentanti di quelle culture pastorali, di derivazione neolitica, che hanno saputo trovare una propria specializzazione produttiva e realizzare prodigiosi equilibri nell'ambiente, povero di risorse, delle steppe e dei deserti. La pastorizia nomade che essi praticano rappresenta un'alternativa all'agricoltura sedentaria, costituendo con essa una sorta di sistema integrato sia nel piccolo che nel grande ambito regionale. Da ciò quella dialettica nomadismo-sedentari età che ha attraversato l'intera storia del Vecchio Mondo e che, nella sua essenza, riappare anche in Europ
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Edizioni di Comunità
- Autore
- Turri Eugenio
- ISBN
- 7908