Se c'è una scienza discussa e discutibile nel suo nome, nel suo oggetto, nel suo metodo, nella sua terminologia, questa è l'etnologia. Nel nome, perché altri, specie nei paesi anglosassoni, preferisce dire antropologia, con o senza aggettivi, o male distingue tra etnologia e «antropologia culturale ». Nel suo metodo, perché la storia della etnologia è un po' la storia dei suoi metodi, come risulterà da queste pagine. Nel suo oggetto, perché essa, a parte le sue connessioni con l'antropologia (intesa, come noi l'intendiamo, quale scienza naturale dell'uomo, soprattutto sotto il profilo razziale e filetico), è costantemente impegnata in questioni confinarie con il folklore e la storiografia in senso ristretto, e ancora più perché si discute se essa abbia come tema definitivo e ultimo i popoli o le civiltà (in senso tecnico: le «culture»). Infine, nella sua terminologia, perché gli etnologi non sono neppure d'accordo sulla qualifica, sia pure convenzionale, con cui appellare i popoli studiati dalla loro scienza. Messi da parte, ma non del tutto (se vogliamo dar peso al titolo di un recente saggio di un noto « strutturalista» francese), i «selvaggi» di illuministica e positivistica memoria, oggi si contesta, per ragioni o pretesti di rigorosità storiografica, il termine di «primitivi», al punto che - come ha osservato S. Tax - gli etnologi impiegano spesso le prime pagine dei loro libri a spiegare l'«invalidità» del termine che essi stessi usano. Avviene così che, mentre gli etnologi di lingua tedesca si mantengono imperturbabili al loro Naturvölker («popoli allo stato naturale»), che, preso alla lettera (come non va preso), è un monstrum epistemologico, gli altri ripiegano verso l'espressione di « popoli illetterati », ovvero, dato che il prefisso in allude a una privazione, mentre qui si tratta di un semplice «non avere», e dato che è pericoloso accusare gli altri della mancanza di una cosa di cui essi non hanno sentito bisogno, di «popoli non-letterati». Parola bruttissima, evocante umanistiche cappe - sia pure e contrario -, che andrebbe sostituita con una lunga circonlocuzione, che spiegasse debitamente come e qualmente certe culture o civiltà siano, per motivi varii, fuori di quelle correnti di civiltà che furono caratterizzate da fenomeni culturali più complessi, tra i quali innegabilmente essenziale la scrittura.
Se c'è una scienza discussa e discutibile nel suo nome, nel suo oggetto, nel suo metodo, nella sua terminologia, questa è l'etnologia. Nel nome, perché altri, specie nei paesi anglosassoni, preferisce dire antropologia, con o senza aggettivi, o male distingue tra etnologia e «antropologia culturale ». Nel suo metodo, perché la storia della etnologia è un po' la storia dei suoi metodi, come risulterà da queste pagine. Nel suo oggetto, perché essa, a parte le sue connessioni con l'antropologia (intesa, come noi l'intendiamo, quale scienza naturale dell'uomo, soprattutto sotto il profilo razziale e filetico), è costantemente impegnata in questioni confinarie con il folklore e la storiografia in senso ristretto, e ancora più perché si discute se essa abbia come tema de
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Abete
- Autore
- Bianchi Ugo
- Disponibilità
- 1 Libro
- ISBN
- 6046