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Agricoltura e Mondialismo

In appendice "Dietro le quinte del nuovo ordine mondiale", con intervista a Maurizio Blondet

Effedieffe
€ 12,00
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introduzione degli autori.
pp. 136, Milano
data stampa: 1999
codice isbn: 978888522315

Dall'intervista a Marizio Blondet:
“Il WTO può imporre multe di centinaia di miliardi ai Paesi che violino le norme del ‘liberalismo’ obbligatorio, per esempio con protezionismi a favore delle merci nazionali.
Il liberismo ‘costringe’ i mercati nazionali a restare ‘aperti’ all’invasione delle merci straniere, a prezzo di sanzioni pesantissime.
E sono stati i nostri politici nazionali a mettere la testa (anche le nostre) dentro quel cappio. Li abbiamo eletti per salvaguardare l’interesse nazionale, hanno favorito l’interesse della finanza globale. Noi, cittadini, non abbiamo mai votato per entrare o stare fuori dal WTO, e nemmeno dall’Europa unita.
‘Qualcuno’ ha preso la decisone per noi, tenendoci all’oscuro. Diventa ‘convincente’ non opporsi alla mondializzazione, per evitare una quantità pesante di sanzioni economiche, restrizioni di credito, limiti dell’esportazione, che ci impoverirebbero. Naturalmente, alla lunga, questa ‘convenienza’ diventa sommamente pericolosa: perchè la sovranità nazionale viene ceduta a poteri non-eletti e incontrollabili. E soprattutto perchè il Paese perde autosufficienza e diventa dipendente dalle importazioni straniere. E’ proprio ciò a cui mira l’ideologia mondialista: l’interdipendenza globale. Perchè ciò è grave per il popolo?
Perchè nella visione mondialistico-economicista ogni Stato viene ridotto a rango di un’azienda. Come un’azienda viene creata per produrre e vendere merce, così uno Stato viene trasformato in modo da vivere per esportare. Non per nutrire la sua popolazione, elevarla civilmente e culturalmente, e provvedere a quella parte del popolo che è meno produttiva, vecchi, malati, sfavoriti, bambini. (...)”

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