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Brevi Note sul Cosmopolita ed i Suoi Scritti

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Phoenix
€ 5,00
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pp. 26, Genova
data stampa: 1980
codice isbn: 2319

Nella storia dell'Alchimia e dell'Ermetismo nell'Europa medioevale, di tra la folla dei soffiatori, sognatori e ciarlatani, emergono alcune enigmatiche figure di adepti, sopra le quali non è agevole emettere un giudizio definitivo: Raimondo Lullo, Michele Sendivogio, Michele Maier, i Filalete, ed altri ancora.

Alessandro Sethon o Sethonius ed il suo discepolo, Michele Sendivogio, sono tra esse particolarmente degne di nota. Del Sethon non si hanno che poche notizie. Un avversario della filosofia ermetica, Wolfang Dienheim, che lo accompagnò nei suoi viaggi in Italia, Svizzera e Germania, ce ne ha lasciato la descrizione: basso di statura, tarchiato, di colorito vivo, con barba alla francese, eminentemente spirituale nell'aspetto. Era di Molier, un'isola dell'Oceano. Nel 1601 gli avvenne di raccogliere i naufraghi di un vascello olandese; e nel 1602 recatosi ad Erkusen a visitare il pilota di questo vascello, operò in sua presenza la trasmutazione alchemica.

La cosa avrebbe dovuto rimanere segreta, ma il pilota non seppe tacere; ne parlò ad un farmacista suo amico, ed il segreto trapelò e si divulgò. Dall'Olanda il Sethon si recò in Italia, Svizzera, Germania, accompagnato dal Dienheim. Da Basilea passò a Colonia ed a Monaco, trovando anche il tempo strada facendo di innamorarsi e sposarsi. La sua fama, precedendolo, giunse alle orecchie dell'Elettore di Sassonia, Cristiano II, il quale volle constatare personalmente l'operazione della trasmutazione. Il Sethon si limitò ad inviare presso l'Elettore di Sassonia il suo domestico, fornito della "polvere di proiezione", mediante la quale l'operazione riuscì perfettamente. Cristiano II, fatto venire alla corte, nonostante le sue riluttanze, l'alchimista in persona, pretese da esso la rivelazione del segreto; e, poichè Sethon si rifiutò, l'Elettore di Sassonia lo fece imprigionare e lo sottopose a mille torture per vedere di smuoverlo dal suo silenzio. Ma l'adepto resittette anche alla tortura e la sua bocca rimase ermeticamente chiusa.

In questo frattempo un gentiluomo moravo, Michele Sendivogio abitualmente residente a Cracovia, arriva per caso a Dresda; chiede ed ottiene di poter parlare a Sethon nella prigione, e dall'aspetto, dal contegno e dalle parole di lui si persuade della sua effettiva sapienza e si appresta a liberarlo. Vende la propria casa e col danaro ricavato organizza l'evasione: ubriaca il corpo di guardia, carica sopra un carro il povero Sethon impossibilitato a muoversi per le conseguenze della tortura subita, e fugge con lui. Il Sendivogio sperava e contava ottenere come compenso dell'opera sua la rivelazione del segreto della "grande opera", ma Sethon oppose un netto rifiuto alle sue richieste dicendogli: "Vedi quel che ho sopportato, i miei nervi son rotti, le membra slogate, sono emaciato sin nelle estremità, il mio corpo è sfatto, ma neppure per evitare tutto questo ho svelato il segreto dei filosofi"...

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