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Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
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con i Poemi del Presidente Mao tradotti da Renata Pisu, a cura di Laura Casalis.
pp. 96, nn. ill. a colori, Milano
data stampa: 1980
codice isbn: 978882160323

Su Mao poeta il giudizio rimane sospeso, in Cina e in Occidente, per ragioni diverse e complesse. Mao rompe gli schemi, addirittura quelli che egli stesso ha posto se non fosse diventato Mao, difficilmente nella storia della letteratura moderna cinese Ci sarebbe posto per un poeta come lui, non per una questione di contenuti ma soprattutto per una questione di forma. Mao infatti in poesia si è espresso in cinese classico, come avrebbe potuto scrivere un poeta di un millennio più vecchio di lui. Nel 1957 era restio a rendere noti i suoi, versi perché, scriveva, “sono in cinese classico e temo che possano influenzare negativamente i giovani e creare una tendenza errata”. Si è detto, in Occidente, che le trentasei poesie di Mao sono l'autobiografia lirica di un rivoluzionario in realtà sono qualcosa di più per i cinesi. Le imprese e le emozioni che descrivono si pongono come modelli, ed è in questo senso che il poeta-presidente le propone al suo popolo. È questa la funzione della poesia? In Cina si, nella Cina della tradizione come in quella moderna, dove il carattere che sta per poesia significa “parola pronunciata là dove l'uomo deve conformarsi alle regole”. In Occidente le poesie di Mao tradotte suscitano altri commenti e altre riflessioni. per noi l'uomo politico che scrivesse poesie rivelerebbe quasi una debolezza, un suo lato oscuro. Si è cosi voluto vedere nel Mao poeta l'altra faccia di Mao, si è voluto contrapporre l'uomo che a Yenan, nel 1943, invitava gli scrittori cinesi a scrivere soltanto cose comprensibili agli operai, contadini e soldati, al poeta raffinato che si permette di essere il solo a trasgredire la regola, sublime esempio di malafede. Ma il giudizio, anche in Occidente, rimane sospeso perché la statura dell'uomo incute rispetto e non c'è possibilità di giudicare dal punto di vista estetico i suoi, versi prescindendo dalla valutazione globale della sua personalità. Cosa dire qui da noi con i nostri metri di valutazione e misura? Che si dilettava di poesia, cioè che era un dilettante, qualifica per la nostra cultura piuttosto ambigua e tutto sommato sprezzante? Subito si può ribattere che in Cina l'ideale del letterato, uomo sempre anche di governo, era proprio quello del dilettante, contro ogni professionalismo in arte. Nel contesto culturale cinese, il termine “professionista” riferito ad un artista implica lo stesso giudizio negativo che il termine “dilettante” implica invece per noi. È come valutare, anche nella più fedele delle traduzioni, l'universo culturale, le corrispondenze che Mao stabilisce in questo suo continuo tuffarsi all'indietro e balzare in avanti nel tempo, tema centrale della sua opera poetica? È un tempo che ha più dimensioni, tempo intimo, tempo cosmico, tempo storico, tempo della sfida. Il grande uomo ha dominato il tempo cosmico che nei suoi versi è sempre descritto come inafferrabile, passeggero, continuo scorrere e fluire, tempesta e subbuglio della terra e del cielo.

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