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Studi Epigrafici ed Epigrafia Nuova nel Rinascimento Umanistico
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Edizioni di Storia e Letteratura
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Campana, dunque, cominciò ad occuparsi di epigrafia e di epigrafi indottovi dall'amore per la regione natìa, cui restò sempre profondamente legato, dall'esempio di personaggi del passato che gli apparivano esemplari, da una curiositas tutta sua per le fonti e gli argomenti meno noti e frequenti; fra i quali certamente, almeno nell' ambito della cultura filologica e storica italiana, fra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del secolo scorso, si nascondeva, più che rivelarsi, l'epigrafia medievale e umanistica, sia come tesoro di testimonianze, sia come disciplina praticata. Di essa, in effetti, non si occupavano né i nuovi filologi del Medioevo e dell'Umanesimo, frutto dell'insegnamento e della passione di grandi maestri come Remigio Sabbadin

Descrizione

Campana, dunque, cominciò ad occuparsi di epigrafia e di epigrafi indottovi dall'amore per la regione natìa, cui restò sempre profondamente legato, dall'esempio di personaggi del passato che gli apparivano esemplari, da una curiositas tutta sua per le fonti e gli argomenti meno noti e frequenti; fra i quali certamente, almeno nell' ambito della cultura filologica e storica italiana, fra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del secolo scorso, si nascondeva, più che rivelarsi, l'epigrafia medievale e umanistica, sia come tesoro di testimonianze, sia come disciplina praticata. Di essa, in effetti, non si occupavano né i nuovi filologi del Medioevo e dell'Umanesimo, frutto dell'insegnamento e della passione di grandi maestri come Remigio Sabbadini ed Ezio Franceschini, né i paleografi, come lo stesso Campana denunciò apertamente nella seconda delle due conferenze qui pubblicate: «i paleografi non si sono occupati finora della scrittura lapidaria umanistica». E qui verrebbe da domandargli: «Ma tu, Campana, non ti sentivi anche tu paleografo?».

In verità egli non si riconosceva neppure nella qualifica di "epigrafista", anche perché a metà del secolo scorso l'unica epigrafia riconosciuta come tale era, in Italia, e non soltanto, quella classica; e preferiva piuttosto definirsi uno «storico dell'epigrafia», perché in effetti anche questo egli fu, da molti e diversi punti di vista; innanzi tutto come storico degli studi epigrafici; poi come storico della tradizione dei testi epigrafici; quindi come storico delle molteplici funzioni dei prodotti epigrafici nella cultura e nella società occidentali, soprattutto fra Medioevo e Rinascimento. Il che non vuol dire che egli non possa essere ritenuto un compiuto e abile epigrafista professionale, capace, com' era, di leggere, integrare, interpretare come nessun altro complessi di segni incisi, fossero graffiti del I secolo o epigrafi tardorinascimentali o moderne. E ciò ben sa chi ha potuto seguire, da allievo, da collega, da amico, le sue passeggiate didattiche all' aperto, nel Campo dei Miracoli di Pisa, nelle strade di Ancona o altrove, e chi ha potuto, ammirato, sfogliare i gonfi fascicoli del suo archivio di studioso.

Indubbiamente straordinarie capacità di epigrafista e di storico dell'epigrafia Augusto Campana dimostrò in queste due conferenze da lui mai pubblicate ma pronunciate in più di un'occasione e in diverse sedi fra il 1956 e il 1961.

Dettagli del prodotto

Editore
Edizioni di Storia e Letteratura
Autore
Campana Augusto
ISBN
978888498277

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