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Atrium

Studi Metafisici ed Umanistici - Anno XII Numero 2 - 2010

€ 14,50
Quantità

pp. 130, ill. b/n, Trento
data stampa: 2010
codice isbn: 3127

Renè Guénon (1886-1951) e Julius Evola (1898-1974), sia pure con accenti diversi, concordarono nell'indicare il secolo XX e i tempi che sarebbero seguiti come il cuore dell'Età Oscura. Definizione che sembrerebbe ogni giorno più calzante, qualora ci si fermasse a riflettere davanti a contradditori fenomeni, come lo sviluppo e il successo di certa tecnologia dagli esiti 'antiumanistici', da un lato, e i ricorrenti imbambolamenti mentali, dall'altro, ai piedi di qualche guru da strapazzo, sollecito nel promettere gioia, salute e prosperità, previa iscrizione ai suoi corsi di meditazione, più o meno costosi. Tutto, insomma, lascerebbe credere il 'sacerdote' francese e il 'guerriero' italiano fossero nel vero quando invitavano a mantenersi dritti tra le rovine, o a "cavalcare la tigre", di fronte alla dissoluzione degli ultimi valori che erano stati tramandati dalle civiltà tradizionali.

Ebbene, confesso che, per lungo tempo, ho condiviso codesto pessimismo e anche oggi, davanti al crescente involgarimento delle parole e della scrittura sarei tentato di disperare. Tuttavia, non sarebbe né opportuno, né giustificabile. È ben vero, infatti, che molte, troppe cerchie esoteriche non sembrano ancora avvertire la necessità di battersi concordi, sia contro lo scientismo ateista sia contro certo neo-sciamanismo di bassa lega, pericolosamente disseminato in tutto l'Occidente. Ma, sotto altri aspetti, come già osservavo nel contesto del precedente editoriale, non mancano i "segni dei tempi" di carattere affermativo. Anche in Italia, oltre che nel resto d'Europa. La recentissima rinascita di una rivista, quale Conoscenza religiosa, sotto la direzione di Grazia Marchianò!, ne è una prova trasparente. E non solo perché condivido appieno il programmatico intento di usare "o .. le prodezze del pensiero pensante per risvegliare o ... (le coscienze) dal dormiveglia della vita ordinaria", ma altresì per un'ulteriore ragione.

Ritengo, infatti, che un ritorno alla lunghezza d'onda dell'intellettuale spiritualità zolliana possa giovare - in parallelo con l'azione del Cenacolo

Adytum - a che diventi palese, ai distratti e agli interessati, che stanno per sopraggiungere anni durante i quali, o si riuscirà a riconquistare il senso del sacro insito in ogni forma del sapere e delle arti, grazie a una rinnovata metodologia gnostica, o trionferà l'avverso orientamento. Con deleterie conseguenze. Le cosiddette organizzazioni 'iniziatiche' tornerebbero (o continuerebbero) ad appagarsi del consueto giuoco dei mutui 'riconoscimenti', elargiti o tolti, oltre che delle connesse scartoffie e a ritenere che sussista una soluzione di continuità fra il sapere antico e le proiezioni 'metafisiche' che potranno acquisirsi pure dagli odierni studi di matematica, fisica e scienze naturali.

Dimenticavo. Mi è stato fatto osservare che, nel mio articolo "L'Eredità pagana e la storia delle Chiese d'Oriente e d'Occidente", pubblicato sullo scorso numero di questa rivista, non sottolineai che Gemisto Pletone fu tra "I Greci" che subito si opposero al fuggevole accordo fra Costantinopoli e Roma, sanzionato dal Concilio di Ferrara e Firenze (14381443). Sembrerebbe indiscutibile, ma soltanto sotto un profilo cronistorico. Preciso meglio:

a) è risaputo che Gemisto Pletone era l'alfiere di un platonismo dalle segrete connotazioni ellenistiche;

b) il fatto che egli avesse accettato di far parte della delegazione bizantina chiamata a trattare con Roma lascia supporre che egli coltivasse la speranza che quel Concilio giungesse a conclusioni che permettessero un'apertura a principi platonizzanti, in grado di unificare l'Occidente e l'Oriente, secondo il suo disegno;

c) dunque, se ne deve dedurre che, almeno all'inizio e per ragioni di opportunità, egli non era stato aprioristicamente contrario alla riunificazione delle due Chiese. Non per nulla, dopo l'esito, per lui deludente, delle riunioni conciliari, vorrà visitare diverse città italiane, interloquendo con le locali cerchie di dotti e in particolare, a Firenze, suggerendo a Cosimo de' Medici la fondazione dell'Accademia.

Forse tornerò sull'argomento e sulla necessità - fra l'altro - di riconsiderare il filone leonardesco del Rinascimento quale 'illustrazione' del neoplatonismo di Gemisto Pletone. (Alberto Cesare Ambesi)

Indice:

Editoriale

Renato Del Ponte
L'enigma delle teste di pietra
Tentativo di spiegazione di alcuni simboli e archetipi

Giulio Maganzini
Umanesimo, Rinascimento, Illuminismo: prodromi del pensiero pansofico rosacrociano e del movimento massonico

Rosanna Peruzzo
L'iris, simbolo di ierogamia primordiale. L'arcana valenza propiziatoria del giglio-iris ritorna nella leggenda popolare di Bagnone

Francesco Di Marino
Per una rinnovata sacralità delle istituzioni profane

Luca Valentini
Il senso degli opponenti e la Giustizia

Recensione

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