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Erasmo da Rotterdam rimpiangeva di non essere vissuto nella Firenze di Pico della Mirandola; Tommaso Moro e gli umanisti europei lo ammiravano come un miracolo di talento e dottrina profonda e nuova. Nell'immaginario questo giovane biondo, bello, ricco e amato dalle donne, amico dei potenti e dei poeti, morto a soli trentun anni, è sinonimo di cultura ampia e bizzarra, prodigiosa memoria e di un sapere esoterico. Innocenzo VIII lo condannò quando, poco più che ventenne, presentò nelle sue audaci Novecento Tesi un modello di cristianesimo nuovo, aperto nei confronti di altre culture, preparato nelle fondamenta dalla sapienza ebraica e greca.
La sua opera va vista in un'Europa percorsa da inquietudini religiose, minacciata dai Turchi e dilaniata dalle guerre, un'Europa fastosa ma . cupa, cortese e cortigiana ma violenta di cui Pico è un protagonista importante, con la sua proposta di una concordia filosofica, premessa necessaria a un progetto di pace. Questo libro mira a presentarlo attraverso gli scritti: una figura dall'attività febbrile, dalla prodigiosa capacità di apprendimento, dalle non rare malinconie e solitudini.
Tutti caratteri che, assieme alla dottrina vasta e mirabile, disegnavano il sogno di una comunanza culturale senza steccati, dove le suggestioni delle sapienze antiche e non europee affluivano nella formazione di una cultura nuova ed europea.
Troppo presto, come sappiamo.