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I Gonzaga

I Gonzaga

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Descrizione

Per oltre quattro secoli una piccola città come Mantova è stata una della capitali d’Europa. Ago della bilancia nelle intricate vicende italiane, centro di una attività diplomatica raffinatissima e cuore pulsante della vita culturale e delle arti del Rinascimento. I Gonzaga, suoi signori, ne furono i protagonisti.

I Gonzaga dominarono Mantova per trecentottanta anni, dal 1328 al 1708, dapprima nella veste di capitani del Popolo; poi, dal 1433, di marchesi; dal 1530 di duchi (dunque, nell’insieme, più a lungo dei Medici a Firenze, come dei Visconti e degli Sforza – sommati – a Milano; e così pure di tanti altri). Sedettero a Venezia, nel Maggior Consiglio, sin dal bellicoso e difficile anno 1332. Diedero alla Chiesa innumerevoli prelati, tra cui dieci cardinali (superando così le dinastie di molti pontefici), e alla sola loro città ben nove vescovi (sei dei quali si succedettero per cento anni consecutivi). Tutto ciò senza enumerare i titolari di altrui diocesi, abati, arcidiaconi, generali di ordini religiosi, ma anche semplici asceti. Basti citare fra’ Alberto, vescovo di Ivrea dal 1289, spentosi, in odor di beatitudine, nel 1321, e il giovane Luigi Gonzaga, il personaggio più popolare della Stirpe (morto nel 1591, beato dal 1605, santo dal 1726, sancito tre anni dopo protettore degli studenti, e altri due secoli più tardi, finalmente, patrono di tutta la gioventù).
    Oltre che signori di Mantova, dal 1335 al 1371 i Gonzaga furono anche signori di Reggio, l’attuale Reggio nell’Emilia (un tempo Reggio di Lombardia). Al contempo, ambirono ad assoggettare le importanti città fluviali di Verona (con un colpo di Stato, fallito, nel 1354), e – con la diplomazia e gl’intrighi – di Cremona e di Pisa, senza però riuscirvi (forse nell’intento di rinnovare la grandezza dell’antico Stato matildico, da cui essi erano scaturiti).
    Casa Gonzaga tuttavia non annoverò solo i diciotto tiranni che, per ben quattordici generazioni, regnarono su Mantova e sul suo Stato. Essa diede origine a molti rami cadetti, una decina dei quali legittimi e titolari di feudi, nell’alta come nella bassa Italia (microstati, e quasi tutti liberi, i primi; feudi ampi, ma vassalli della Spagna, i secondi), e così pure in Francia (in primis il ducato di Nevers, nel cuore della valle della Loira, e il ducato di Rethel, nella Champagne, tra Parigi e Aquisgrana, due città assai care all’epopea dei re franchi), rami degni di fama non minore per i condottieri, gli statisti, i mecenati, i religiosi che via via ne uscirono. Innumerevoli dunque i generali; tra questi non mancarono alcuni viceré, al tempo del predominio spagnolo in Europa donati non solo all’Italia, ma persino – fatto invero insolito – alla stessa Spagna.
    Ma soprattutto casa Gonzaga fu imparentata con le maggiori dinastie del continente. Basti citare la casa imperiale tedesca, le case reali di Francia e di Spagna. E proprio al primo Reich (o Sacro Romano Impero: la mitica grande Germania, per intenderci) la Prosapia diede ben due imperatrici, che furono modello di civiltà in quello che poi è passato ai posteri come il secolo del soldato; e oltre la Selva Boema, nel misterioso mondo slavo, tanto lontano e diverso dal nostro, una sovrana, che fu incoronata per ben due volte regina di Polonia. Una regina che in gioventù aveva conosciuto la scena artistica e letteraria nella Parigi del cardinale Richelieu (dove cospirò contro il più realista tra i porporati) e che portò alto il nome della Progenie nell’albeggiante era del Re Sole (a sua volta, perfido biscugino dell’ultimo duca di Mantova).
    Dalla corte dei Gonzaga passò la storia delle razze equine (molto deve alla Casata l’attuale purosangue inglese) e, per ciò che riguarda l’umanità, delle diverse arti: dell’architettura, della pittura, dell’urbanistica, della musica, del teatro, della moda, della cucina, del collezionismo, dell’educazione, della pedagogia, e per quanto possa parere strano, della lingua italiana. D’obbligo ricordare il nome di Torquato Tasso, che tanto contribuì – sotto gli auspici, e la guida, competente e determinante, di un cardinale del Lignaggio, Scipione – alla fortuna, nella Penisola, dell’idioma e del lessico che noi parliamo ancora oggi; e pensare che se fosse mancato il favore della Dinastia, il Poeta avrebbe probabilmente concluso la sua parabola terrena in una cella buia e infestata di topi!
    Non è dunque da stupirsi se nelle vene dei grandi sovrani europei scorreva anche sangue dei Gonzaga. Francesco Stefano di Lorena, il marito di Maria Teresa d’Austria – della sovrana cioè che, molto più tardi, lascerà un’orma profonda non solo in Europa, ma più in generale in tutto l’Occidente (la coppia cesarea generò, ricordiamo, gli Asburgo Lorena, imperatori dapprincipio del Sacro Romano Impero, e poi d’Austria) –, poteva contare, a titolo di esempio, una bisnonna e ben due trisnonne fregiate del cognome Gonzaga; e forse non fu un caso se anch’egli si manifestò grande collezionista, appassionato di scoperte scientifiche, di prodigi naturali (oltre che, come noto, grande amatore).
    Eppure i Gonzaga (per lo più di pelo castano o biondo, spesso rossiccio, di naso evidente, di indole battagliera e soverchiatrice) non conobbero, neppure ai loro tempi, vita facile. Non molti di essi raggiunsero i trent’anni e, dei rimanenti, pochi superarono i quaranta. Perfino i vescovi e i cardinali della Stirpe dovettero essere di necessità numerosi affinché questa non ne restasse priva.
    La vicenda che andiamo a narrare ci ha ricordato molte volte che solo attraverso la conoscenza della Storia possiamo decifrare la nostra natura, comprendere i nostri difetti, e perfezionare i nostri governi. Al tempo stesso però in molti casi (e questo è curioso) ci riesce arduo spiegare la storia senza il mito. Un tempo i poeti, oggi gli archeologi ne sono testimoni.
Anche l’epopea dei Gonzaga è legata a un mito: quello, tutto europeo, del Sacro Graal, di cui era pregno l’universo cristiano. Infatti Mantova – già al centro dell’immaginario classico per aver dato i natali a Virgilio, il più alto poeta latino – ospita la reliquia del Sangue di Cristo, meta di pellegrinaggi (tributati con il dovuto timore anche dai sovrani carolingi e tedeschi) e non solo nel periodo medievale, sul quale, logicamente (dovendo raccontarvi il lento divenire dall’età delle abbazie al sorgere del Rinascimento, periodo che i più considerano ancora oggi epico per l’Italia), tanto ci soffermeremo. Un doppio filo lega dunque sin dalle origini storia e leggenda, e al tempo stesso i Gonzaga e l’Europa.
    Ma ciò che più può stupire i profani è il legame, ai nostri giorni rimasto enigmatico, tra Mantova e il Tricolore, che i Gonzaga innalzarono fin dall’era di mezzo, quale noi oggi lo conosciamo come bandiera nazionale (per noi nata ufficialmente nel 1797 a Reggio, dove, in età napoleonica, esisteva ancora l’imponente roccaforte eretta dalla Dinastia). Tale infatti fu dipinto dal Pisanello, l’artista forse più completo della sua generazione, in quello che ai suoi tempi era il salone più frequentato dell’odierno Palazzo Ducale, sul mantello e sul cimiero di un cavaliere in armatura e celata che irrompe sulla scena, la daga in pugno. A ben vedere però il cavaliere altri non è che un nano, e infatti fatica a reggere l’arma con la sinistra; perciò la sostiene appoggiando la mano destra – chissà poi come fa! – sul filo tagliente della doppia lama. Che sia il leggendario nano Frambaldo, che rallegrò le giornate dei primi Gonzaga, signori di Mantova? Il nome, francese, ci ricorda la lontana corte dei merovingi, e non è certo questa la sola circostanza in cui due popoli, due culture apparentemente divise da monti altissimi, sembrano parlarsi nel corso dei secoli.
    La domanda che dobbiamo porci è dunque alla fine la stessa che si porrebbe un bambino: come ebbe origine tutto ciò? E noi cominciamo appunto il nostro racconto ab ovo, come suggeriva un altro poeta latino, Orazio, anche se più giusto sarebbe dire, nel nostro caso – poiché non ci troviamo nella ridente Daunia, alta e battuta dal vento, ma nella piatta Padania – a caligine, o – per dirla con gli italiani di oggi – dalle nebbie

Dettagli del prodotto

Editore
Laterza
Autore
Sarzi Amadè Luca
Disponibilità
1 Libro
ISBN
978885813582

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