Dalla Prefazione:
Sayyid Qutb è un pensatore controverso.
Stigmatizzato da Norman Berman sul "The New York Times" come "filosofo del terrorismo", in quasi ogni angolo del pianeta, in Occidente ovviamente, ma
anche nel mondo arabo, il suo nome è automaticamente associato alle fenomenologie di islamismo violento e gihadista che da alcuni anni coinvolgono Vicino e Medio Oriente, Europa e USA; i suoi libri sono soggetti a un ostracismo miope e sono difficilmente trovabili sugli scaffali delle "normali" librerie. Il tentativo di fare di Qutb il cattivo maestro della violenza perpetrata in nome dell'Islam da terroristi che non sono affatto musulmani, né di nome né di fatto, pur pretendendolo, sconta la necessità, in gran parte propagandistica e manipolatrice, soggetta alle leggi del mercato, ma anche del discorso politico dominante, di trovare un "teorizzatore" sistematico e consapevole a fenomeni tanto preoccupanti.
Si tratta in realtà di un'operazione surrettizia cui, come spesso capita in questi casi, non è immediato trovare riscontro oggettivo nei testi. I libri e gli scritti di Qutb sono perlopiù citati (ovviamente soprattutto dai suoi detrattori) riportandone il titolo, alludendo a grandi linee ad alcuni punti topici e controversi, ma non è infrequente che, chi li cita, dimostri di averli letti in modo affrettato e superficiale o di non averli letti affatto.
Prendiamo il famigerato Ma '?lim f? l-tar?q (Segni indicatori sulla via ovvero Milestones), considerato da molti il "breviario" del gihadismo terrorista. Si tratta, certo, di un libro che contiene pensieri estremisti, sovversivi: soprattutto allorché incita al ?ih?d contro i regimi arabi del suo tempo, soprattutto quello di Nasser, ritenuti "miscredenti", non più musulmani. Qutb riteneva obbligatorio e vincolante, secondo il principio, inteso in senso militare questa volta, dell"'ordinare il bene e proibire il male" (Q. III: 104 e 110), il ?ih?d quale lotta armata contro i tiranni e gli oppressori. Ma in nessun modo invitava a colpire e uccidere indiscriminatamente civili, donne, vecchi e bambini; in nessun luogo scriveva della necessità di combattere Israele o esponenti di altre religioni, né sosteneva l'idea che, instaurato un sistema politico islamico, tutti dovessero, sotto costrizione, convertirsi all'Islam. Anzi, ritenendo il ?ih?d una forma di lotta movimentista (?arakah) per la liberazione (ta?arrur) di tutti gli oppressi (musta?'af?n), Qutb intendeva l'Islam come la via che libererà tutti gli uomini dalle loro catene, cristiani ed ebrei compresi, i quali anzi avranno piena libertà di professare il loro credo una volta che l'ingiustizia sarà cancellata.
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Stigmatizzato da Norman Berman sul "The New York Times" come "filosofo del terrorismo", in quasi ogni angolo del pianeta, in Occidente ovviamente, ma
anche nel mondo arabo, il suo nome è automaticamente associato alle fenomenologie di islamismo violento e gihadista che da alcuni anni coinvolgono Vicino e Medio Oriente, Europa e USA; i suoi libri sono soggetti a un ostracismo miope e sono difficilmente trovabili sugli scaffali delle "normali" librerie.
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Ipocan
- Autore
- Qutb Sayyid
- Info libro
- pp. 100; Roma
- Anno stampa
- 2017
- Disponibilità
- 4 Libri
- ISBN
- 978889762229
- Condizione
- Nuovo