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Dante e l'India

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Ristampa dal Giornale della Società Asiatica Italiana, Vol. III, Firenze, 1889
pp. 17, Roma
data stampa: 2009
codice isbn: 8042

«Dante nomina nel suo poema, ma particolarmente nella cantica del Purgatorio, l'India, gli Indi, il fiume Gange, il legno indico, e gli alberi dei boschi indiani che intrecciano in alto i loro rami. Il suo pensiero si è richiamato con frequenti immagini a quella regione meravigliosa e piena di portenti. Più che ogni altra regione orientale, l'India ha dunque colpito, con le sue remote meraviglie, la mente del poeta, il quale, nell'immaginare l'Oriente, vedeva sorgere il sole dal Gange. Ma questa predilezione ch'egli sembra avere dimostrata per la regione indiana, non darebbe forse qui motivo di speciale discorso, se non si potesse pure aggiungere che Dante collocò il suo Purgatorio in un'isola indiana. Ora è questa dimostrazione ch'io spero di poter fare qui brevemente. Richiamiamoci, anzi tutto, alla mente la forma ed il luogo del Purgatorio dantesco. Dante lo colloca in un'isola remota dell'altro emisfero. Pietro di Dante annota: "Mons et locus Purgatorii dicitur esse Mons Libanus in Oriente, in regione Phoenices, juxta Medos et Damascum. Vel secundum Isidorum, est inalio emisphaerio, sive orbe in cuius summitate est Paradisus Terrestris". Verso la metà del secolo decimosesto, Pier Francesco Giambullari tenne un ragionamento, erudito nel tempo suo, ove discorse con molte parole "Del sito del Purgatorio".» [...]

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