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"Quando arrivi a Sumatar Harabesi, la vedi la Luna, ci sbarchi e non te ne vorresti più andare. Ma lì... c'è anche Ḥarrān! C'è la terra rossa, il cielo profondo e blu, c'è l'orizzonte spalancato e il mondo racchiuso sotto la cupola grande del cielo."
Quando, nel 1991, venivano raccolte queste impressioni non era immaginabile quanto quelle parole fossero ricche di promesse. È infatti da qui, dai resti di questo spettacolare sito archeologico fra i monti del Tek Tek, che giunge il "piccolo-grande aiuto" utile alla risoluzione di un enigma perdurante da mille e trecento anni.
Le evidenze analizzate nel libro gettano per la prima volta un ponte tra i Sabei di Ḥarrān e Orfeo, mostrando che i Sabi'a degli scrittori arabi del Medioevo altri non sono se non degli adepti di una religione dei misteri, degli "Iniziati".
Quando, nel 1991, venivano raccolte queste impressioni non era immaginabile quanto quelle parole fossero ricche di promesse. È infatti da qui, dai resti di questo spettacolare sito archeologico fra i monti del Tek Tek, che giunge il "piccolo-grande aiuto" utile alla risoluzione di un enigma perdurante da mille e trecento anni.
Le evidenze analizzate nel libro gettano per la prima volta un ponte tra i Sabei di Ḥarrān e Orfeo, mostrando che i Sabi'a degli scrittori arabi del Medioevo altri non sono se non degli adepti di una religione dei misteri, degli "Iniziati".