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Il "dialogo" tra Mosca e il Vaticano, avviato durante il pontificato di Giovanni XXIII e continuato con Paolo VI, ha alimentato in Occidente apsettative e speranze. Ma la disponibilità ecumenica verso i paesi comunisti dell'Est europeo a suo tempo suscitata in vasti strati cattolici dalla larghezza fiduciosa del "papa buono" doveva presto fare i conti da un lato con le inequivocabili prese di posizione dei governi di quei paesi e dall'altro con l'uso cinico e prevaricatore che di questo "nuovo corso" si faceva comunque da parte comunista. ...