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La Luce Fluente della Divinità

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Giunti Editore
€ 20,00
traduzione di Paola Schulze Belli.
pp. 390, Firenze
data stampa: 1991
codice isbn: 978880960371

A leggere oggi, da una prospettiva femminile, La luce fluente della Divinità, l'opera più rappresentativa della corrente di spiritualità medievale denominata 'mistica nuziale', si rimane sopraffatte dalla forza evocativa, dalla profonda sensualità del linguaggio con cui Mechthild von Magdeburg trasmette l'esperienza mistica, per essenza ineffabile, dell'incontro con Dio, nonché dalla verità di quanto ci viene rivelando circa la natura dell'amore e l'origine della scrittura.

E infatti un Dio non scolastico, non pensabile né definibile, un Dio che si manifesta in modo immediato e sensibile come desiderante, quello a cui l'Anima eleva il suo inno d'amore. Ed è l'alterità in cui il desiderio traspone l'oggetto, la sua presenza/assenza, vicinanza/distanza, la differenza dunque fra amante e amato., a inaugurare la scena della scrittura femminile.

Con le opere delle mistiche medievali, i chiostri e le comunità di beghine diedero luogo al primo intervento delle donne in un dominio fino allora maschile: la letteratura. Dettati dall'esperienza interiore, espressione della loro avventura spirituale, molti di questi scritti furono composti in lingua volgare. CosÌ La luce fluente della Divinità, che fu addirittura il primo testo in prosa di lingua tedesca, costituendo al contempo un capolavoro di invenzione linguistica e di creazione letteraria, sia nel complesso alternarsi ai 'semplici' brani narrativi di versi altamente lirici, passi didattici o critici, sentenze e aforismi, sia dell'impiego inaudito di metafore, ossimori e paradossi. L'originale dell'opera è andato perduto da secoli, e l'unica traduzione completa in alto tedesco - su cui è stata condotta questa prima traduzione italiana integrale - è costituita dal codice del convento di Einsiedeln, un manoscritto del XIV sec. edito da Padre Gall Morel nel 1869.

Poco si sa della vita di Mechthild e della sua formazione culturale che, a giudicare dalla sua opera, fu assolutamente notevole. Mechthild nacque intorno al 1208 nella diocesi di Magdeburg da una famiglia di cavalieri della Mittelmark occidentale. Ebbe la sua prima visione a sette anni e questo dono straordinario la indusse a lasciare la casa paterna e gli amici in giovane età. Si trasferì quindi in una comunità di beghine (si trattava di donne che rifiutavano le tradizionali forme di vita femminile ma non volevano nemmeno pronunciare i voti), dove condusse una vita dedita alla preghiera, alla penitenza e ai suoi incontri mistici con Dio. Per trent'anni mantenne il silenzio sulle sue esperienze mistiche, e solo nel 1250, su consiglio del suo padre confessore, il domenicano Heinrich von Halle, cominciò a scrivere le proprie "Rivelazioni" su 'fogli volanti'. Fu lui poi a raccoglierli in un volume di sei libri.

La luce fluente della Divinità procurò a Mechthild amicizie e ammirazione ma anche invidie., calunnie e persecuzioni, soprattutto per la sua aperta denuncia della corruzione del clero.

Dopo il sinodo dei domenicani di Magdeburg contro le beghine, nel 1261, Mechthild si rifugiò nel convento cistercense di Helfta, presso Eisleben, un luogo di alta spiritualità in cui viveva un eletto gruppo di mistiche e dove scrisse l'ultimo, il settimo, libro delle "Rivelazioni ". Nel convento di Helfta Mechthild visse per circa dodici anni, per cui la sua morte si può datare intorno al 1283.

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