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La Città Ideale nel Rinascimento


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Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
Disponibile in copia unica
€ 28,00
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a cura di Gianni Carlo Sciolla, con saggio introduttivo di Luigi Firpo.
pp. 168, ill. a colori, Torino
data stampa: 1975
codice isbn: 7672

"Alla città, organismo complesso, fulcro di tensioni sociali, crogiolo di vita intellettuale, il Rinascimento italiano ha dedicato una riflessione funga, penetrante, e un appassionato dibattito.
Nel medioevo il contrasto fra città e campagna aveva sottolineato l'emblematica rottura tra borghesia e feudalità, tra intraprendenza mercantile e immobilismo rurale, tra libertà comunale e servitù della gleba. Divenuti poi i Comuni altrettante città-Stato, il rapporto di potere si capovolse: i fuggiaschi dall'oppressione divennero a loro volta oppressori del contado. Inurbate o estenuate le antiche casate signorili, ogni equilibrio si ruppe: la città, forte di una tecnologia in sviluppo, di una ricchezza affluente, di una popolaZIone in ascesa, impose alla campagna uno sfruttamento non meno duro di quello che essa aveva subito sotto il regime feudale. Si formò tosto l'ideologia del « diritto» della città di possedere un territorio ampio abbastanza per nutrirla, sottolineandone così la funzione strumentale e accessoria; per sfamare le masse cittadine crescenti si tentò con ogni espediente di comprimere i prezzi delle derrate alimentari, rendendo endemica la miseria contadina. Per giunta, l'accentramento della vita intellettuale nelle città spense i residui focolai di cultura extra moenia: castelli e monasteri. Come già i signori, anche i frati si inurbarono, e gli uomini dei campi rimasero abbandonati all'ignoranza superstiziosa e agli istinti elementari. Il teatro del Ruzzante offre uno spaccato agghiacciante di questo mondo degradato e senza luce, cui la città guarda con facile disprezzo, componendo satire contro i villani, visti come zoticoni selvatici, gonzi da raggirare, non mai come vittime.[…]"

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