Caro lettore, il viaggio nella geografia sacra del Lazio che dobbiamo intraprendere inizia tra i boschi sacri descritti da Paola Lanzara e finisce fra gli alberi monumentali cresciuti nei pressi
del Gianicolo di Roma. Per gli antichi popoli laziali gli alberi vetusti erano dimore divine; i Falisci arrivavano ad inumare i loro morti dentro gli alberi, come è possibile osservare nei sarcofagi-tronco conservati al Museo archeologico dell' Agro Falisco di Civita Castellana.
Alberi e boschi sacri sono quindi la cornice, il claustrum (termine che, come scopriremo dal saggio di Renato d'Antiga, indica una serratura, e quindi un passaggio, oltre che un limite), del nostro itinerario. Il viaggio vero e proprio inizia doverosamente dal dio degli inizi e delle porte, e quindi dal suo colle ove, secondo la leggenda, sorse la prima città del Lazio. Giano ne fu il fondatore e re e da allora fu sempre invocato dagli antichi sulla soglia d'ogni nuova impresa.
Il nostro cammino ci condurrà a scoprire siti poco conosciuti e a riscoprire luoghi più noti e ci porterà lontano, fino a ritrovare, nell'originalissimo saggio di Beatrice Testini e Francesco Fonte Basso, il celebre Sacro bosco di Bomarzo in ... Cina.
Un itinerario nella geografia sacra del Lazio non può essere che ricerca delle origini.
In effetti, benché il volume raccolga contributi diversissimi per contenuto e sensibilità, il nostro è sopratutto un invito alla contemplazione dello spettacolo artistico, naturalistico e spirituale laziale.
Questo è l'imperituro Regno di Giano.
Nella mitologia greca, che prontamente prima gli etruschi e poi i romani assimilarono, la vista è in qualche modo sacra, anzi divina, come ci indica la stessa parola theia, che ha appunto entrambi i significati di "vista" e "dea". Più lo sguardo si perde lontano verso l'orizzonte indefinito, più lo spettro visivo si allarga e tutti i sensi acquistano vigore. Infatti, la contemplazione del paesaggio non riguarda certo soltanto il senso della vista, ma tutti i sensi ne sono coinvolti: dall'udito all' olfatto, dal tatto al gusto. Naturalmente, tutto questo era già noto agli antichi popoli italici, attenti osservatori del cielo, e da molto tempo prima che i Greci sbarcassero sulle loro coste.
Anche a noi contemporanei spetta il compito di contemplare e coltivare il presente, di coglierne i segni, con lo sguardo sempre rivolto, come quello di Giano, ad un tempo ad Oriente e ad Occidente, al passato e all' avvenire.
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Caro lettore, il viaggio nella geografia sacra del Lazio che dobbiamo intraprendere inizia tra i boschi sacri descritti da Paola Lanzara e finisce fra gli alberi monumentali cresciuti nei pressi
del Gianicolo di Roma. Per gli antichi popoli laziali gli alberi vetusti erano dimore divine; i Falisci arrivavano ad inumare i loro morti dentro gli alberi, come è possibile osservare nei sarcofagi-tronco conservati al Museo archeologico dell' Agro Falisco di Civita Castellana.
Alberi e boschi sacri sono quindi la cornice, il claustrum (termine che, come scopriremo dal saggio di Renato d'Antiga, indica una serratura, e quindi un passaggio, oltre che un limite), del nostro itinerario. Il viaggio vero e proprio inizia doverosamente dal dio degli inizi e delle po
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Casadeilibri
- Autore
- ISBN
- 978888946663