La storia della cosiddetta Villa Mills sul Palatino è il simbolo del rapporto spesso contraddittorio tra la romanità e il tempo. Abbattuta per l’avanzamento della scienza archeologica sarebbe stata in realtà anch’essa una testimonianza di arte e architettura degna di essere preservata. Venne installata nel Cinquecento sulla sommità del colle in mezzo ad una vigna, fu decorata dagli splendidi affreschi del Peruzzi e della scuola di Raffaello, ed ebbe numerosi proprietari, tra i quali i maggiori esponenti dell’aristocrazia romana, tutti attenti a prendere il più possibile di quanto il fecondo suolo restituiva dei resti di epoca imperiale. Ma, costruita proprio a ridosso della Domus Augustana, la villa custodiva sotto di sé le origini dell’Impero romano e, sebbene verso la metà del Settecento fossero già stati fatti alcuni scavi antiquari, arrivò un momento in cui fu fondamentale dare priorità alla conoscenza dell’epoca antica. L’archeologia divenne scienza e necessitò di dati che un’ispezione sommaria e non approfondita mai avrebbe potuto restituire dagli strati più profondi del colle. L’abbattimento della villa fu inevitabile e a farsene carico fu Alfonso Bartoli, certo che i ritrovamenti potessero giustificare questa demolizione. Gli scavi, portati avanti tra il 1926 ed il 1928, diedero i loro frutti. Della struttura rinascimentale rimase solo la piccola loggia ritagliata dal resto del palazzo e la parte più recente, fatta costruire dalle monache della Visitazione, adibita a sede dell’Antiquarium del Palatino per permettere la musealizzazione dei reperti ritrovati.
Si ripercorre qui la storia di questa particolare vicenda dando spazio, più che alle magnificenze augustee, al ricordo di una villa che ospitò per svariati secoli opere d’arte, preziosi affreschi e personaggi illustri, soprattutto sotto la proprietà di Gell e Mills, ricordata nelle guide odeporiche e da Stendhal come una delle cose notevoli da vedere a Roma. Un piccolo scorcio di Roma sparita.
Dopo l’abbattimento di Villa Mills, si poterono iniziare gli scavi sistematici e furono riportati alla luce i luoghi in cui avevano vissuto per quattro secoli gli imperatori romani, la cosiddetta Domus Augustana, ovvero la parte privata del palazzo con le abitazioni e i bagni degli “augusti” principi, eretta da Domiziano nel I sec. d. C. per avere un po’ di privacy rispetto al complesso imperiale che si estendeva sul resto del Palatino. Inizialmente confusa con l’abitazione palatina di Augusto, situata più a ovest, la domus fu progettata dall’architetto Rabirio e si componeva di un vasto fabbricato a due piani con affaccio verso il Circo Massimo e un ampio porticato a segmento di cerchio nel cui mezzo vi era l’entrata. Da qui, attraversato un largo corridoio, si arrivava al peristilio quadrangolare con un impluvium e una particolare fontana con incavi sui quattro angoli; tra le stanze si distinguevano per eleganza due grandi sale ottagonali con vòlta a cupola e dei bagni estremamente raffinati nei sistemi idraulici, dotati di ogni comfort tra cui i primi bidet con zampilli di epoca romana.
Nella storia di Villa Mills resta la testimonianza di un modo diverso di vivere e intendere le rovine, un gusto romantico per le antichità inserite all’interno di contesti artistici e curati giardini da condividere con una cerchia ristretta di amici e viaggiatori. La certezza di incantare i propri ospiti e di poter ogni volta godere dell’insieme paesaggistico e storico, apprezzando il reperto non nel suo valore assoluto, ma per la sua capacità evocativa, per il ricordo dell’antico che da esso scaturisce.
L’arte classica e quella rinascimentale fino alla fine dell’Ottocento affascinarono i pochi eletti che poterono godere della proprietà sulla sommità del Palatino, a volte preservandola dagli estranei con estrema gelosia, (come nel caso di Rancoureil che costrinse Piranesi ad escogitare sotterfugi per poter disegnare le rovine dei palazzi imperiali), a volte aprendola alle visite del pubblico, come fecero Brunati, Gell e Mills.
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La storia della cosiddetta Villa Mills sul Palatino è il simbolo del rapporto spesso contraddittorio tra la romanità e il tempo. Abbattuta per l’avanzamento della scienza archeologica sarebbe stata in realtà anch’essa una testimonianza di arte e architettura degna di essere preservata. Venne installata nel Cinquecento sulla sommità del colle in mezzo ad una vigna, fu decorata dagli splendidi affreschi del Peruzzi e della scuola di Raffaello, ed ebbe numerosi proprietari, tra i quali i maggiori esponenti dell’aristocrazia romana, tutti attenti a prendere il più possibile di quanto il fecondo suolo restituiva dei resti di epoca imperiale. Ma, costruita proprio a ridosso della Domus Augustana, la villa custodiva sotto di s&eacu
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Arbor Sapientiae
- Autore
- Garcia Barraco Maria Elisa
- ISBN
- 978889780533