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Magna Grecia


Laterza
Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
Disponibile in copia unica
€ 15,50
Quantità

pp. 302, ill. b/n, Roma - Bari
data stampa: 1995
codice isbn: 978884201683

Questa guida archeologica comprende la Campania meridionale, che anticamente apparteneva alla Lucania (com'è noto la Campania moderna risulta dalla fusione di più distretti, dei quali il tratto che va dalla foce del Sele al Golfo di Policastro apparteneva alla Lucania); la Calabria (antico Bruzio, più la zona dal Golfo di Policastro fino a Cirella, il cui territorio era ancora compreso nella Lucania) da Cirella fino a Turi (questa città si trovava al confine tra Bruzio e Lucania), quindi tutte le moderne regioni Basilicata (antica Lucania) e Puglia (antica Iapigia e poi Apulia).

Se si tiene presente l'ordinamento amministrativo di Augusto, in base al quale l'Italia fu divisa in undici regioni, il territorio sopra definito era compreso nella regione III (Lucania e Bruzio) e nella regione II (l'Apulia - alla stessa regione apparteneva anche l'Irpinia, che sarà però descritta nel volume sulla Campania).

All'inizio del VI libro della «Geografia », Strabone scrive: «Dopo la Foce del Sele viene la Lucania, il santuario di Hera Argiva, fondato da Giasone e, vicino, a 50 stadî [poco meno di km 10] Poseidonia». A questo testo si può affiancare un noto passo di Plinio («Naturalis Historia» III 71): «dal Sele comincia la III regione e la terra dei Lucani e dei Bruzi». Le fonti sono, dunque, concordi nel ritenere il Sele un limite preciso tra due diverse situazioni etniche. Se, però, ciò era evidente durante le epoche più antiche - quando il fiume segnava il confine tra le popolazioni di origine etrusca che abitavano l'agro picentino (sulla destra del Sele) e quelle sulla sinistra che le fonti chiamano enotrie (ed Enotria la terra) già prima che i Greci fondassero la città di Poseidonia e continuassero a utilizzare quel confine la situazione cambiò a partire dall'invasione sannitico-lucana (IV sec. a. C.) che creò maggiore omogeneità tra le due aree.

Un accenno merita il problema della distinzione tra Lucani e Bruzi. Per l'evidente affinità etnico-culturale, in età romana essi erano stati accomunati in un'unica entità amministrativa, ma si continuavano a distinguere i due cantoni, almeno a livello geografico.

Ora, a prescindere dal problema riguardante i ceppi italici più antichi (Itali, Morgeti, Siculi, Enotri, Choni, ecc.) sembra che dalle testimonianze letterarie si possa ricavare che, con il termine Lucania, le fonti (almeno dal V sec. a. C., ma i moderni sono inclini a ritenere da epoca molto più antica) intendessero una vasta estensione territoriale dal Sele allo Stretto di Messina e fino al territorio di Metaponto. Entro questo ambito dovette prodursi una differenziazione di natura socio-economica che contrappose i gruppi più progrediti e meglio organizzati delle valli interne della Lucania a formazioni tribali che erano stanziate sui monti dell'Appennino Calabro, dove praticavano la pastorizia, vivendo in condizioni di maggiore arretratezza sociale, tanto che si creò la tradizione che fossero servi-pastori dei Lucani. Nel 356 a.C., tuttavia, si realizzò un'autonoma confederazione bruzia con capitale a Cosenza e si consolidò, da allora in poi, la tradizione sul confine tra le due regioni, e cioè l'istmo tra Turi (sul mare Jonio) e Cerilli (oggi Cirella, sul Tirreno, poco a sud di Scalea)...

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