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Un Paese Indicibilmente Bello

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Il «Viaggio in Italia» di Goethe e il mito della Sicilia

Sellerio
Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
€ 35,00
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edizione bilingue, prefazione e cura di Albert Meier, traduzione dal tedesco di Nicola De Domenico.
pp. 280, 4 tavv. a colori e 20 tavv. b/n f.t., Palermo
data stampa: 1987
codice isbn: 978883890398

Dalla prefazione di Albert Meier:
"Che la Siciliti sia «un paese indicibilmente bello», come ebbe a scrivere Goethe a Carlotta von Stein il 18 aprile 1787, è un'impressione che dopo d'allora ebbero innumerevoli visitatori dell'isola. Il loro entusiasmo romantico per quella unità di natura e civiltà antica, che essi ritennero realizzata in Sicilia, eclissò l'immagine più distaccata e critica che se n'era avuta in precedenza a tal grado, che restò un'eccezione quasi del tutto isolata il giudizio formulato quindici anni dopo Goethe da Johann Gottfried Seume, cui l'isola parve «terrificante al suo interno» e, nel suo insieme, un «deserto». Per i tedeschi, che d'allora in poi non furono quasi più sfiorati neppure da un'ombra di dubbio, l'immagine della Sicilia fu l'equivalente - come già per Goethe - d'una sorta di promessa di felicità, che sembrò garantire a ciascuno l'appagamento, specialmente quello dei sensi.
Non è un caso che la Sicilia, dall'età degli Hohenstaufen in poi particolarmente vicina ai tedeschi, pur restando la regione d'Italia loro più estranea, entri a far parte degli itinerari italiani d'obbligo per i viaggiatori tedeschi colti giusto negli anni di transizione dal XVIII al XIX secolo. In concorrenza con i francesi, che si ispiravano ai modelli della romanità, allora i tedeschi cominciarono a considerare se stessi come i greci dell'età moderna. Se dunque l'Italia, sul cui territorio l'arte greca aveva impresso la sua traccia, - e non la Grecia stessa, a quell'epoca inaccessibile - doveva diventare la terra per antonomasia delle loro nostalgie, la Sicilia, insieme luogo di forze naturali indomite ed un tempo sede dell'altissima civiltà dei greci, avrebbe dovuto render loro possibile esperire l'originario e, contemporaneamente, vivere una «seconda ingenuità», una unità armonica e profonda di sensualità e civilizzazione.
Da questo punto di vista la continuazione del viaggio verso la Sicilia, oltre Napoli, che Goethe decise 'd'intraprendere nella primavera del 1787, fece compiere un salto qualitativo alle relazioni tra la Germania e l'Italia. Da allora la Sicilia divenne definitivamente) per i tedeschi, una parte integrante dell'Italia. La sua sconvolgente bellezza naturale apriva il forestiero proveniente dalle brume del settentrione alla civiltà umanistica della grecità[…]"

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