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Assieme a David Grossman, Yaakov Shabtai è tra gli scrittori piú amati in Israele e la raccolta di novelle che presentiamo è considerata uno dei capolavori di questa
letteratura, un ritratto magistrale dell'anima ebraica raccontata senza indulgenza e con ironica pietar.
L'arte di Shabtai è unica nel farci entrare nel piccolo mondo dei quartieri popolari di Tel Aviv, dove sono ambientate molte delle sue storie. La Tel Aviv degli anni '30 ancora insidiata dalla sabbia del deserto, tra baracche di latta e interni che profumano di vecchi libri di preghiera, aringhe salate e panche di sinagoga, e quella piú urbana dei nostri giorni dove il conflitto tra modernità e tradizione si legge sui volti segnati dei nonni e dei nipoti.
Shabtai segue il destino dei suoi eroi con una tenerezza velata di compassione e di umorismo: ne racconta le fissazioni, le stramberie, gli odi furibondi, i progetti
grandiosi, gli amori impossibili e nefasti: il suo è lo sguardo del geologo che scruta i minimi e i vasti movimenti tellurici nei quali gli uomini restano presi assieme al concime e alla terra che hanno coltivato e alle pietre di cui son fatte le loro case.
Dal piú indifeso e ostinato, come lo zio Perez, il cui piccolo mondo domestico crolla di fronte all'amore per una giovane donna, al piú entusiasta e irrefrenabile, lo zio Shmuel, inventore e costruttore di pollai, nel quale frenesia mercantile e fervore religioso si fondono in una micidiale miscela nichilistica e paranoica, fino al giovane, indeciso protagonista del primo racconto, diviso tra l'obbedienza al proprio rabbino e l'amicizia, piena di sensi di colpa, con un ragazzo miscredente.
letteratura, un ritratto magistrale dell'anima ebraica raccontata senza indulgenza e con ironica pietar.
L'arte di Shabtai è unica nel farci entrare nel piccolo mondo dei quartieri popolari di Tel Aviv, dove sono ambientate molte delle sue storie. La Tel Aviv degli anni '30 ancora insidiata dalla sabbia del deserto, tra baracche di latta e interni che profumano di vecchi libri di preghiera, aringhe salate e panche di sinagoga, e quella piú urbana dei nostri giorni dove il conflitto tra modernità e tradizione si legge sui volti segnati dei nonni e dei nipoti.
Shabtai segue il destino dei suoi eroi con una tenerezza velata di compassione e di umorismo: ne racconta le fissazioni, le stramberie, gli odi furibondi, i progetti
grandiosi, gli amori impossibili e nefasti: il suo è lo sguardo del geologo che scruta i minimi e i vasti movimenti tellurici nei quali gli uomini restano presi assieme al concime e alla terra che hanno coltivato e alle pietre di cui son fatte le loro case.
Dal piú indifeso e ostinato, come lo zio Perez, il cui piccolo mondo domestico crolla di fronte all'amore per una giovane donna, al piú entusiasta e irrefrenabile, lo zio Shmuel, inventore e costruttore di pollai, nel quale frenesia mercantile e fervore religioso si fondono in una micidiale miscela nichilistica e paranoica, fino al giovane, indeciso protagonista del primo racconto, diviso tra l'obbedienza al proprio rabbino e l'amicizia, piena di sensi di colpa, con un ragazzo miscredente.