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Icosameron. Qui per la prima volta viene tradotto integralmente in italiano Icosameron, il romanzo di Giacomo Casanova che doveva consacrare il suo ingegno. Lo pubblicò a Praga nel 1787, ma nessuno gli prestò attenzione. L’uomo ebbe il torto di scrivere capolavori in un suo gergo francoveneto che parlava in società; così caddero in preda di oblii, fraintendimenti, deformazioni commerciali. Colpa sua. Ma ci sono più modi di essere un grande scrittore. Per prudenza si dedicò a salvare almeno la memoria dei fatti suoi, e scrisse l’Histoire da ma vie.
Su questo libro si è favoleggiato tantissimo, che fosse enorme, illeggibile. Icosameron è in realtà il solo romanzo del Settecento italiano che abbia statura adeguata a grandi confronti, nel secolo lungo in cui nacque il romanzo occidentale: è più lucido e intelligente di Swift, più onesto e significante di Voltaire, più colto e inventivo di Defoe… Ed è più umano e attuale di tutti quanti. È una storia colma di rispetto per la vita umana scritta alla vigilia della Rivoluzione Industriale della Ghigliottina.
L’utopia dell’Icosameron – l’intelaiatura sottostante al racconto – è imperniata sull’ingegneria della riproduzione del genere umano nei suoi rapporti con l’ambiente, nonché in alcune conseguenze politiche (senza trasgressioni, passioni, erotismo di sorta). All’orizzonte si profilano i figli di Adamo fabbricati per riprodursi come lemming, fino a violare i limiti dello sviluppo. La divina provvidenza tutela quei limiti con strumenti terrificanti: massacri, carestie, epidemie, catastrofi naturali e artificiali, e la precaria esistenza è tormentata dalle divisioni dell’umanità in maschi e femmine, nonché in ceti dominanti e dominati.
Il gioco proposto da Casanova presenta un’umanità non feroce, un Eden autoregolato quasi esente da quei guai. Ma ci piove per caso una coppia di bravi figli di Adamo e si insinua pian piano. Non metterà molto a occupare il campo. Sopra questo canovaccio il romanzo Icosameron fiorisce di vicende, umori e personaggi.