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Nel 1928 Mircea Eliade ricevette una borsa di studio da un maharaja indiano e si recò a Calcutta dove per i Ue anni successivi studiò sotto la guida di Surendranath Dasgupta. Durante un successivo soggiorno di sei mesi presso gli asrana dello Himalaya fu iniziato al tantra: un'esperienza rara e vitalizzante a cui Eliade avrebbe attinto le certezze che lo sosterranno poi nel corso della vita, «conferendogli quel sorridente distacco che rimane fitto nella mente di chi ebbe modo d'incontrarlo» come ricorda Elémire Zolla. Da questo apprendistato culturale e spirituale, ma soprattutto umano, nacque nel 1936 Lo Yoga. Uno studio capillare e penetrante delle diverse forme di tecnica yoga e della loro storia, in cui l'attenzione dell'autore si fissa sugli aspetti meno conosciuti della dottrina: «Le idee, il simbolismo e i metodi yoga, rome sono espressi nel tantrismo, nell'alchimia, nel folklore e nella devozione aborigena». Attraverso un itinerario iniziatico lungo e fecondo Eliade arriva alla coscienza del cliberato., colui che è riuscito ad affranearsi dalla temporalità e ha così raggiunto la vera libertà, la libertà che è al centro dello yoga ma è scopo di tutte le filosofie e di tutte le tecniche mistiche indiane. Chi volesse, seguendo le parole di Eliade, arrivare al "liberato" deve passare sulle macerie della storia, dello storicismo e delle srooIe storiche: si apre così una polemia bruciante con storici delle religioni, psicologi e filosofi, e più in generale con il mondo occidentale moderno che è tuttora una delle ragioni del fascino e dell'importanza di quest'opera.