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I saggi raccolti in questo volume sono tutti connessi ad un unico tema centrale: le corti del tardo Quattrocento e del Cinquecento, la loro funzione di centri di «produzione» culturale, il ruolo che vi esercitarono gli intellettuali e i miti politici e gli efficaci strumenti di controllo e di consenso che vi furono elaborati. Come mostrano numerose ricerche compiute, soprattutto, nel corso dell'ultimo decennio, le corti signorili e, poi, principesche del Rinascimento furono, infatti, i principali centri di aggregazione nei quali si raccolsero «letterati», artisti, uomini di scienza e «tecnici», ossia i rappresentanti di ceti che assumevano un'importanza sociale crescente e la cui attività era ormai indispensabile non solo per lo sviluppo e il consolidamento di piccoli e grandi stati, già avviati verso le forme tipiche dell'assolutismo, ma anche per elaborare nuove concezioni ideologiche e stabilire un diverso rapporto con il potere. Studiare, appunto, alcuni aspetti di questo rapporto, indagare taluni atteggiamenti tipici della cultura di corte e intendere la fondamentale ambiguità della figura dell'intellettuale diplomatico, dell'intellettuale cortigiano e dell'intellettuale creatore di simboli e di miti è il compito che l'autore si è prefisso.