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Da Berlino a Gerusalemme

Da Berlino a Gerusalemme

Einaudi
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Poco prima della morte, Gershom Scholem scrisse una nuova versione - in ebraico - del suo libro di memorie. Notevolmente ampliata rispetto all'edizione tedesca (pubblicata da Einaudi nel 1988), essa propone un significativo spostamento di prospettiva: se infatti Von Berlin nach Jerusalem si sofferma soprattutto sulla vivace presenza degli ebrei nella Germania negli anni a cavallo del primo conflitto mondiale, in Mi-Berlin li-Yrushalayim lo sguardo appare più decisamente rivolto verso il progetto di costituzione di una nuova vita culturale e sociale in Palestina. Scholem descrive incontri e scontri - era noto il suo pessimo carattere - con le grandi personalità dell'epoca, da Martin Buber a Franz Rosenzweig, a molti altri vivi ormai solo nel suo ricordo, riprende

Descrizione

Poco prima della morte, Gershom Scholem scrisse una nuova versione - in ebraico - del suo libro di memorie. Notevolmente ampliata rispetto all'edizione tedesca (pubblicata da Einaudi nel 1988), essa propone un significativo spostamento di prospettiva: se infatti Von Berlin nach Jerusalem si sofferma soprattutto sulla vivace presenza degli ebrei nella Germania negli anni a cavallo del primo conflitto mondiale, in Mi-Berlin li-Yrushalayim lo sguardo appare più decisamente rivolto verso il progetto di costituzione di una nuova vita culturale e sociale in Palestina. Scholem descrive incontri e scontri - era noto il suo pessimo carattere - con le grandi personalità dell'epoca, da Martin Buber a Franz Rosenzweig, a molti altri vivi ormai solo nel suo ricordo, riprende la riflessione sul sionismo e richiama alla memoria le speranze e le aspettative che furono all'origine del suo interesse per lo studio dell'ebraismo.

«Dai ricordi di Scholem emerge l'immagine di una città tranquilla, con strade ancora parzialmente in terra battuta e con grandi estensioni di verde quasi agreste. In verità, la Berlino di quegli anni, che contava ormai due milioni di abitanti, era il primo centro industriale dell'Europa continentale, e si era avventurata in una crescita vorticosa, gravata di contrasti. Proprio le industrie, e in specie quelle metallurgiche, promettevano pressoché illimitate opportunità di lavoro, anche femminile, ed erano diventate il motore di uno sviluppo urbanistico senza precedenti. Nonostante vistosi squilibri di censo, Berlino non conosceva a quel tempo barriere sociali ben definite, ma viveva piuttosto in un fluttuante stato di fermento, con rapide ricchezze e altrettanto precipitose rovine».

«La città in cui giunse il giovane berlinese era ancora intorpidita dopo il secolare dominio ottomano, cui solo nel 1920 era succeduta l'amministrazione mandataria britannica. La vita a Gerusalemme non aveva la ruvidezza entusiastica delle colonie dei pionieri sionisti di Galilea ma un tono più contemplativo, che meglio si addiceva alle inclinazioni intellettuali. Scholem andò ad abitare in via Abissinia, una strada che collegava la cittadella ortodossa di Meah Shearim con il quartiere coloniale. Una posizione topografica che era quasi metafora del suo personale atteggiamento nei confronti dell'ebraismo tradizionale. Il suo studio del misticismo rappresentava infatti la ricerca di un contatto col passato, ma esprimeva anche un inevitabile senso di estraneità. La critica filologica, che lo spingeva a vedere nella religione una fenomenologia dello spirito, finiva per raffreddare il magma della tradizione nell'oggettività della storia».

Dettagli del prodotto

Editore
Einaudi
Autore
Scholem Gershom
ISBN
978880617118

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