Carrello
«E il cosmo delle terre e dei cieli brucerà in quell'incendio come cera nel fuoco e Az e Awarzog, Ahrimen e i demoni mille e quattrocento anni si tormenteranno, si contorceranno e soffriranno. E la forza e l'energia di quella luce e bellezza degli dèi che è nel cosmo dei cieli e delle terre e che Az e i demoni hanno colpito ed estenuato, con quel fuoco ne uscirà, diverrà pura, ascenderà al Sole e alla Luna e diverrà dio nella forma di Ohrmezdbay». Così scrive Mani nello Sabuhragan, il trattato che compone per spiegare la propria dottrina e che è una delle pochissime opere che di lui ci sono rimaste. La fine dell'universo che vi disegna è degna di un grande pittore barocco. Nella cosmogonia e nella mitologia manichee Materia e Luce lottano sempre, coinvolgendo il mondo e l'uomo in un turbinio di aria, vento, fuoco, fumo, melma; di firmamenti e terre; di arconti e personificazioni; di grida e bagliori. L'eterna lotta fra bene e male è il ritmo stesso dell'universo. Vi sono tre tempi e tre creazioni. Il Padre della Grandezza e il Re delle Tenebre, la Madre della Vita e l'Uomo Primordiale, l'Amico delle Luci e il Grande Architetto, lo Spirito e le Vergini.