Anche se manteniamo la solidarietà e l'unità, spiritualmente e fisicamente, non significa che saremo immuni dalle difficoltà.
Significa però che quelli di noi che saranno in difficoltà avranno il sostegno di ogni fratello e sorella della Tradizione, perché se un membro o un gruppo della Tradizione ha dei problemi risponderemo tutti assieme. Non soffriamo tutti insieme, ma inviamo energie positive a quanti hanno dei problemi, e con questa effettiva energia possiamo aiutarli a superarli.
Ciò non significa che risolveranno più facilmente i problemi, ma che recupereranno più velocemente.
Siamo una fratellanza di fratelli e sorelle, una famiglia: toccatene uno, e ci toccate tutti.
Alcuni saranno, in un momento o in un altro, più vulnerabili, potranno soffrire più di altri, ma vi do due garanzie.
Non promesse, perché non dispenso promesse, favole ed esagerazioni: si tratta semplicemente del fatto che se inviamo le nostre energie unite ad amici che hanno dei problemi, i problemi e gli effetti collaterali saranno molto minori.
Nella Tradizione c'è una funzione di responsabilità di cui voglio parlare. Nella Tradizione, la responsabilità è quella che ognuno assume su di sé.
Abbiamo la responsabilità di fare lo sforzo per capire e quella di cercare di spiegare agli altri ciò che abbiamo capito; ma dobbiamo fare attenzione ad aver capito correttamente prima di spiegarlo ad altri, altrimenti può diventare un'interpretazione e non una comprensione, poi avremo l'interpretazione dell'interpretazione, e così via.
Nella Tradizione, una delle funzioni dei membri più anziani è comunicare.
Non c'è autorità senza responsabilità.
Da quanto più tempo una persona è nella Tradizione, tanto maggiore è la sua responsabilità di spiegare a chi è arrivato da poco.
Tutti abbiamo dubbi e domande.
Essendo sempre presente la possibilità di esprimere i nostri dubbi ad altre persone, sentiremo spesso anche queste ultime dire: "Sì, anch'io ho avuto questa stessa domanda, questo stesso dubbio".
Si può rispondere: "Fai questo o quello, pensa questo o quello", oppure: "In quella situazione, di fronte a quel problema, ho fatto questo, quello, o quell'altro".
La vera risposta sta tra queste due possibilità.
Per dare un consiglio preciso a una persona, dovete conoscerla a fondo. È responsabilità di ogni membro più esperto conoscere le persone del suo gruppo.
Se rivolgo a un membro più esperto una domanda a proposito di qualcuno, dei suoi problemi o dei suoi dubbi, non voglio sentirmi rispondere: "Non saprei".
Per usare l'autorità dovete capire l'autorità, per dare ordini dovete imparare a riceverne.
Il contatto è la cosa più importante. Contatto non significa che ognuno è responsabile di ogni azione di ciascun altro.
Contatto significa sapere se è presente un problema o un dubbio. Significa anche scegliere il momento e il modo giusti per aiutare quella persona.
Se siete attenti nelle normali situazioni sociali, nella Tradizione è altrettanto possibile e necessario comunicare scegliendo il momento e la tecnica adatti.
Se pensate che un amico abbia un problema o un dubbio, e se per esempio prendete un caffè con lui, create una situazione di comunicazione e di rapporto.
Spero che non lo invitiate a bere un caffè e vi sediate dietro una scrivania con un camice bianco e un taccuino in mano: anche questa tecnica ha il suo luogo appropriato.
Come sempre, né un estremo né l'altro, ma un equilibrio tra i due. Dovete imparare non solo in che modo agire, ma anche quando.
Decido che farò qualcosa tra un'ora, ma tra un'ora la situazione sarà cambiata, e quindi dovrò modificare la mia tecnica adattandola al momento. Il momento e la situazione si riconoscono sentendoli.
Se una persona si trova in una situazione particolare, potete osservarla e dirvi: "Ricordo che in una situazione simile ho fatto quella certa cosa", la fate, e si rivela un disastro.
Allora dubitate della tecnica, dubitate di voi stessi, esaminate voi stessi, la situazione e la tecnica, trovate una situazione simile, rifate la stessa cosa, e si rivela di nuovo un disastro.
La situazione è la stessa, la richiesta è la stessa, il problema, le persone e il luogo sono gli stessi, ma il momento è diverso.
Un giorno Nasrudin tornava a casa dalla preghiera del venerdì. Era un po' triste, passò davanti a un vecchio cimitero e vide una tomba aperta. Pensò: "Chissà com'è la morte".
Entrò nella tomba e si distese a guardare passare le nuvole: c'era calma e quiete.
Rimase così per quindici o venti minuti, e nel frattempo un uomo aveva fatto entrare i suoi cammelli nel cimitero per farli pascolare.
A un certo punto, Nasrudin pensò: "Bene, adesso è meglio che torni a casa".
Uscì dalla tomba, i cammelli si spaventarono, e l'uomo lo bastonò di santa ragione. Nasrudin arrivò a casa molto in ritardo per il pranzo, sua moglie andò su tutte le furie, e Nasrudin le disse: "Non arrabbiarti, ho provato a sentire com'è la morte".
La moglie si incuriosì, e gli chiese: "Molto interessante! Com'è la morte?". Nasrudin rispose: "È molto calma, molto quieta, si vedono le nuvole passare e tutto è molto tranquillo.
C'è solo un problema: se spaventi i cammelli ti prendono a botte".
Quella è un'interpretazione della morte.
Inoltre, può capitare che chi racconta questa storia tralasci il particolare delle bastonate.
Se la storia viene tagliata, l'interpretazione diventa: Nasrudin dice che la morte è molto tranquilla, vi stendete a guardare le nuvole, e tutto è finito. Possono esserci eccessi di interpretazione e interpretazioni per difetto. Molto meglio nessuna interpretazione.
Secondo le tradizioni e le leggi dell'Islam, Muhammad è il sigillo dei profeti, o l'ultimo profeta.
Occorre capire chiaramente la relazione tra l'Islam, la Tradizione e il Cristianesimo, e ciò solleva un altro problema.
Quando il Corano e le tradizioni dell'Islam si riferiscono a Muhammad come all'ultimo profeta, o sigillo dei profeti, affermano automaticamente che l'Islam riconosce e accetta il Profeta e tutti i profeti prima di lui, incluso Gesù.
Non abbiamo bisogno di addentrarci in lunghe e complesse discussioni sui postulati di una religione, sull'identità del suo fondatore, sull'autorità del fondatore o di altri personaggi eminenti: lasciamo queste cose agli argomentatori di professione.
La validità di ogni scrittura è indubbia, si tratti della Torah, della Bibbia o del Corano.
Il contesto, il messaggio e i valori sono assolutamente simili.
Quindi, a proposito della relazione tra la Tradizione e il Cristianesimo, la risposta è che c'è una relazione e che non c'è competizione, problemi, conflitto o critiche.
Allo stesso modo, se accettiamo che i profeti siano stati grandi maestri, come indubbiamente lo furono, non dovrebbe esserci competizione tra loro.
I teologi professionisti possono creare aree di conflitto tra le diverse religioni: è il loro mestiere, perché senza discussioni teologiche si troverebbero disoccupati. Il problema del valore delle religioni non è realmente importante, perché quello che noi facciamo è esaminare le radici comuni di tutte le religioni e le fedi.
Se risaliamo agli insegnamenti di base dei grandi maestri del passato, troviamo un'eredità comune: essi erano ortodossi nel senso più vero del termine.
Se è vero che annunziarono e condivisero una comune sorgente di verità, allora posso dire una cosa: io sono più cattolico del Papa.
Rispetto alla domanda se dobbiamo aspettare un altro profeta, o se le religioni costituite, l'ultima delle quali è vecchia di millequattrocento anni, abbiano perso il loro slancio e siano ormai logore, la risposta a entrambe le domande è no.
Se sembrano logore e prive di forza, la colpa non sta nelle religioni, ma nelle persone la cui funzione era quella di aggiornarle costantemente. Quando queste persone persero lo spirito del messaggio e presero il messaggio alla lettera, persero lo slancio.
I riti tecnici delle varie religioni possono essere aggiornati e adattati senza per questo scendere a compromessi.
Certo, la qualità e il carattere di una religione devono conservare e mantenere il loro posto in una società che cambia, ma con questo non intendo dire che si debbano installare juke-box e snack-bar nelle cattedrali e nelle moschee per attirare la gente, perché l'esperienza mi ha insegnato che è l'atmosfera e la qualità di una cattedrale, una sinagoga o una moschea, e la qualità delle persone che le dirigono, che attira la gente, non le insegne al neon o il bingo.
Se teniamo fermo lo scopo fondamentale e i valori di una religione, la sua struttura e la sua forma in una società in cambiamento sono facili da stabilire.
Ma ciò va fatto bene e con attenzione, dai professionisti.
C'è realmente il pericolo che un luogo di culto, che sia una sinagoga, una chiesa o una moschea, possa perdere il suo posto nella cultura di un popolo, perché, se diventa un monumento alle credenze del passato, può perdere la sua forza e il suo slancio.
Se un luogo di culto poggia sulla superstizione e la monumentalità, è destinato a morire.
Se invece conserva e sviluppa un posto, non solo nella cultura di un popolo, ma anche nel suo cuore, continuerà a svilupparsi e a essere funzionale.
La funzione di un edificio consacrato al culto è essere un luogo di sicurezza e di pace; almeno, dovrebbe essere così, ma troppe volte diventa un vuoto monumento ai sogni.
Negli ultimi cinquant'anni, molti religiosi di fedi e religioni diverse hanno cercato di aggiornare la loro immagine.
Alcuni hanno ingaggiato agenzie pubblicitarie per indurre la gente a occuparsi di più di loro, altri hanno indossato jeans e giubbotti di cuoio, si sono fatti crescere i capelli fino al sedere o si sono fatti il piercing ai denti.
Ma perché ricorrere a un approccio 'alla moda', se il vostro messaggio è valido di per sé? Se parlate e comunicate con le persone a molti livelli, se parlate al loro cuore, perché cercare di attirare anche i loro occhi?
Certo, si può e si deve usare metodi diversi per attirare e mantenere l'attenzione: lo faccio anch'io.
Ma se cerco di attirare l'attenzione solo con l'impatto visivo che suscito, dopo un po' quell'impatto si logora.
Usare mezzi artificiali per attirare e conservare l'attenzione funziona solo in un contesto artificiale.
Chi sente il bisogno di suonare la chitarra sul pulpito e di indossare i jeans per essere alla moda, disprezza il buon senso generale.
Tutti, in un momento o in un altro della vita, si mettono in ricerca. Molto spesso non sanno che cosa stanno cercando, ma sentono profondamente che nella loro vita, nella loro esistenza, manca qualcosa. Se stabiliscono a priori quello che cercano, c'è il rischio che facciano una scelta condizionata, ossia che partano dall'idea: "Voglio quel particolare sistema filosofico, quella particolare tattica esoterica, quella particolare esperienza soprannaturale", e probabilmente la troveranno.
Per loro può essere giusto così. Tanti altri, invece, sono spinti a cercare da un sentire che non saprebbero definire: sanno che cos'è solo quando lo trovano.
Ma sanno di che cosa hanno bisogno, quando l'hanno trovato riconoscono ciò che hanno trovato, e sanno tutto ciò grazie a quello che potremmo chiamare un sesto senso, un sentire interiore.
Che cosa ha a che fare tutto ciò con il posto della chiesa o della religione nella società umana?
Molto semplice: dalla religione e dalla fede proviene una filosofia evolutiva che è nel contempo all'interno e al di là della religione.
Una religione completa è fatta fondamentalmente di due aspetti: l'insegnamento pratico o storico, e quello filosofico o esoterico.
Le attività, la storia e la tradizione di una religione hanno in genere la funzione di introdurre le persone all'insegnamento filosofico ed esoterico. Per varie ragioni, gli insegnamenti esoterici, nascosti o segreti della religione sono stati a volte deliberatamente rimossi.
Questa può essere una delle ragioni per cui sembra che una religione perda di forza e di slancio: perché proprio la funzione della religione che consiste nell''introdurre' è stata recisa nel punto in cui avrebbe dovuto iniziare.
Il primo aspetto prepara il secondo. Senza il secondo, il primo cadrà in rovina o si metterà a girare su se stesso come una gomma da masticare filosofica: presto perde il suo gusto, ma si continua a masticarla perché è diventata un'abitudine.
Spesso le persone si fermano al primo aspetto della religione, ripetendolo in continuazione sperando che le conduca a qualcosa di cui intuiscono l'esistenza.
È comprensibile che non siano disposte a lasciare l'aspetto della religione in cui sono vissute: la loro gomma da masticare.
Alcuni abbandonano il Cristianesimo per passare all'Islam, all'Ebraismo o a qualunque altra cosa perché hanno sentito dire che là, in un'altra religione, c'è uno sviluppo o un insegnamento segreto.
La verità, naturalmente, è che c'è un contenuto nascosto, un insegnamento segreto, in tutte le grandi religioni. Se non funziona pienamente, è perché alcuni suoi aspetti sono stati deliberatamente soppressi.
Potreste pensare che sia un'accusa molto pesante nei confronti di generazioni di sacerdoti delle più diverse confessioni.
Personalmente muovo questa accusa ad alcune persone che hanno detenuto posizioni di autorità, non certo a tutti, e penso che abbiano fatto così per mantenere il loro potere.
Il contenuto esoterico o segreto di una religione mira alla liberazione da qualunque forma di dominio, perché favorisce lo sviluppo interiore delle persone.
Se siete un prete e non capite la vera funzione dell'insegnamento nascosto, potreste pensare che mini la vostra autorità.
Potreste pensare che allontanerà la gente dalla religione istituzionalizzata e che potrebbe addirittura sostituire la religione istituzionalizzata nella vita e nel cuore delle persone.
Non è vero. La funzione sociale di una chiesa, cioè celebrare i riti della nascita, del matrimonio e della morte, essere un santuario dove si celebra il culto, ha un posto importante in qualunque società.
In un contesto filosofico o esoterico, al di fuori della situazione formale della chiesa, potete fare delle esperienze esoteriche, ma se chiedete a un normale giovane se preferisce fare un'esperienza esoterica o sposarsi, non credo che l'esperienza esoterica riceverebbe molti voti. Le religioni, se conservano il messaggio originario nella sua interezza, non hanno in sé un fattore di decadenza: decadono se sono state cambiate e modificate al punto da non riconoscerle più.
Mi è stata fatta una domanda sulla morte e su quale dovrebbe essere la nostra reazione di fronte alla morte. La risposta è: reagire in modo utile. Ovviamente ci sono forti emozioni collegate alla morte.
Non dico che di fronte alla morte di qualcuno non si debba avere emozioni: è una cosa normale e naturale. Ma se osserviamo la nostra emozione in modo corretto, vedremo che l'emozione è rivolta soprattutto a noi stessi. Ci dispiace per noi perché abbiamo perso un amico, una persona che amiamo, e abbiamo perso il contatto fisico con quella persona. Sì, è una perdita, e siamo tristi.Una persona è morta quanto noi pensiamo che lo sia. Se continua a vivere nel nostro ricordo e nel nostro cuore, se la ricordiamo con umorismo e affetto, è assente ma non è morta. Ovviamente dipende dall'idea che ne abbiamo: possiamo pensare che la morte sia giacere in una buca nella terra o vederla come parte del processo dell'esistenza che continua.
Nella Tradizione, due o tre settimane dopo la scomparsa di una persona, la sua famiglia o gli amici organizzano un incontro per un caffè, un tè, una bevuta comune, una cena e così via, per ricordare la persona e parlarne con umorismo e affetto, per conservarla nella memoria come una persona presente..
Non cadete nell'estremo di considerare il defunto una sorta di spirito che vaga per casa, e in nessun altro estremo. Siete in lutto, vi dispiace per la perdita di quel contatto, ma ne mantenete vivo il ricordo.
Che cos'è la paura, e si può controllare o eliminare? La risposta è precisa e succinta: mediante la fede. Dobbiamo imparare l'applicazione pratica della fede, imparare come applicarla. Come applicare le tecniche della Tradizione nel modo corretto? Quando dico corretto, intendo dire al momento giusto e in modo positivo. Se ci troviamo in una situazione di paura, ogni tecnica, ogni richiesta di aiuto o di soccorso deve essere un'azione positiva, e non una reazione superstiziosa. Una protezione semplice, utile ed efficace contro la paura, è rivolgersi a un'energia che vi aiuti in quella situazione.
Questa energia deve provenire da una sorgente: una persona, un luogo, un contesto o un ambiente. In situazioni di paura, che in genere è un'emozione negativa, la tattica consiste nell'inondare la coscienza di positività. Se siete davanti a una paura precisa, o se avete un certo numero di paure indefinite, e vi sentite deboli o vulnerabili, non è vergognoso chiedere aiuto. Dopo di tutto, in una situazione di paura per un pericolo fisico, se ad esempio qualcuno vi minaccia, chiamate un amico o la polizia. Di fronte a paure indistinte, ma ugualmente minacciose, evocate nella mente una persona, un luogo o un contesto che per voi è altamente positivo, poi prendete quell'energia positiva e la usate contro la paura negativa. Qualsiasi persona, luogo o contesto sia per voi positivo o potente, usatelo..
Forse non sarà sempre la stessa energia, ma deve essere sempre una persona, un luogo o un contesto che vi è familiare. Non deve essere qualcosa di sconosciuto con cui vi sentite a disagio.
Usando questa carica positiva, dovete usarla con forza e determinazione, senza tentennare: "Devo usarla? posso usarla? ho il diritto di usarla? è una situazione sufficientemente negativa da poterla usare?".
La risposta è sì, potete usare questa tattica in tutte le circostanze in cui è presente la paura.Se è una paura generica per qualcosa che non conoscete, o capite di che si tratta, e in questo modo diventa conosciuto, o stabilite che, siccome è appunto vago e sconosciuto, non può avere troppa influenza su di voi. Osservate le vostre paure, esaminatele, risalite alla loro origine e cercate di scoprire da dove vengono..
Quale è la massima vicinanza con Dio che una persona può raggiungere?Non è una buona domanda, perché su questo argomento sono state scritte montagne di libri. Dato che non è una buona domanda, non vi darò una buona risposta: vediamo solo che cosa può essere Dio per una persona. Possiamo mettere Dio in una posizione di elevatezza e di potere, non c'è dubbio sul fatto che lo sia.
Ma come entrare in relaziona con Dio? Con l'aiuto dei libri e dei testi della Tradizione, dovremmo cercare di sviluppare quella che possiamo definire un'idea personale di Dio. Raccomando la lettura dei libri e degli scritti degli antichi maestri, perché in un modo o in un altro, direttamente o indirettamente, ci aiutano a sviluppare questa visione personale. Un altro aiuto sono i 99 nomi o attributi di Dio, che ci danno un'idea immediata dell'ampiezza dell'essere di Dio..
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Anche se manteniamo la solidarietà e l'unità, spiritualmente e fisicamente, non significa che saremo immuni dalle difficoltà.
Significa però che quelli di noi che saranno in difficoltà avranno il sostegno di ogni fratello e sorella della Tradizione, perché se un membro o un gruppo della Tradizione ha dei problemi risponderemo tutti assieme. Non soffriamo tutti insieme, ma inviamo energie positive a quanti hanno dei problemi, e con questa effettiva energia possiamo aiutarli a superarli.
Ciò non significa che risolveranno più facilmente i problemi, ma che recupereranno più velocemente.
Siamo una fratellanza di fratelli e sorelle, una famiglia: toccatene uno, e ci toccate tutti.
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Psiche
- Autore
- Omar Ali-Shah
- Info libro
- pp. 206; Torino
- Anno stampa
- 2003
- Disponibilità
- 1 Libro
- ISBN
- 978888514265
- Condizione
- Nuovo