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Attraverso un repertorio quanto mai vasto – dai culti funerari dell’Antico Oriente alla fotografia e alle realtà virtuali dei media –, Hans Belting prosegue con questo libro la sua riflessione su una storia dell’immagine che sia in grado di emanciparsi dalle coordinate della storia dell’arte. Nel seguire il delinearsi della storia culturale del corpo, e parallelamente della percezione dell’attività corporea, Belting offre così al lettore il primo vero approccio antropologico allo studio diacronico dell’immagine.