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Orso (L')

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Storia di un re decaduto

Einaudi
€ 26,00
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Traduzione di Chiara Bongiovanni Bertini
pp. XXII-348, illustrazioni a colori e b/n
data stampa: 2008
codice isbn: 978880619172

Un libro ricco e avventuroso, scritto con il consueto, amabilissimo stile, da un grande studioso avvezzo a indagare da esperto fra le righe della Storia. Per molto, molto tempo il re degli animali del mondo occidentale non fu il leone, ma l'orso. Un sovrano non soltanto per la fauna, visto che il grande animale fu oggetto di timore e venerazione anche da parte degli uomini, che lo riconobbero come un parente o un antenato e che, già decine di millenni prima della nostra èra, gli dedicarono culti poi trasmigrati in archetipi e miti ancora vivissimi in pieno Medioevo. Miti legati alla caccia o a terribili prove di passaggio che implicavano un corpo a corpo all'ultimo sangue fra la belva e i giovani aspiranti guerrieri; ma anche storie di accoppiamenti - mostruosi certo, eppure inconfessabilmente attraenti - fra orsi e donne, da cui nascevano creature ibride, invincibili e destinate a diventare antenati totemici o a fondare grandi dinastie. Tanto potere e tanto ambiguo fascino non poterono che scontrarsi con gli anatemi e i timori della Chiesa che, per circa un millennio, lottò con ogni mezzo contro l'orso, sia promuovendone stermini di massa, sia rendendo sempre piú diabolica quella che era stata una figura divina. L'apice della sconfitta fu raggiunto quando dal diabolico si passò infine al ridicolo e l'iconografia, la letteratura e la pratica comune finirono per identificare l'orso come il goffo bersaglio di bastonate, burle crudeli e patetici spettacoli da fiera in cui l'ex re degli animali - senza corona, ma con catene e museruola - si esibiva in danze ed esercizi per la gioia del popolino. Eppure, la caduta dell'orso non è stata totale: lo si ritrova ancora oggi, tenero confidente (o inquietante, antichissimo feticcio?), nella culla di ogni bambino. Un libro ricco e avventuroso, scritto con il consueto, amabilissimo stile, da un grande studioso avvezzo a indagare da esperto fra le righe della Storia. «Ogni cultura, in un certo momento della sua storia, elegge un "re degli animali" e ne fa il protagonista del suo bestiario simbolico. La lingua, le tradizioni orali, le creazioni poetiche, il mondo degli emblemi e delle rappresentazioni accordano allora a quell'animale una superiorità su tutti gli altri e un posto centrale nelle credenze, nei culti e nei rituali. Malgrado l'estrema diversità delle società possiamo notare che tale scelta, in origine, segue quasi sempre gli stessi criteri: l'animale designato deve l'"elezione" alla sua reputazione - giustificata o meno, non importa - di invincibilità. Il re degli animali, sempre e ovunque, è quello che non può essere sconfitto da nessun altro animale... La scelta, di conseguenza, non è molto ampia... In Europa, il re degli animali fu a lungo l'orso, piú tardi il leone. La forza erculea dell'orso, il fatto che nessun animale possa sconfiggerlo (l'uomo è il suo unico predatore) e la sua presenza, temuta e ammirata, in tutta Europa non sono [però] bastati a conservargli il trono: il leone, venuto da lontano e preferito dalla Chiesa medievale, lo ha progressivamente soppiantato. A dimostrazione del fatto che, nonostante i criteri di scelta appena citati, la storia culturale finisce sempre per trionfare su quella naturale o, per meglio dire... che la storia naturale è solo una delle branche della storia culturale».

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